Annalisa Girardi entra in procura a Torino
Cronaca
L’INTERROGATORIO

Omicidio Beauregard, l’ex moglie di Campagna sfila in procura: dirà ai giudici se il marito la maltrattava oppure no

Secondo quanto dichiarato da tre testimoni, la donna una volta fu costretta a rinchiudersi in bagno per sfuggire alla furia dell’uomo, sospettato di aver ucciso una prostituta francese. Nel pomeriggio sarà ascoltato anche lui

Annalisa Girardi, ex moglie di Carlo Campagna, è arrivata in procura a Torino, questa mattina. La donna sarà ascoltata dai giudici ai quali “chiarirà” i rapporti con il marito, spiegando loro se lui fosse violento o meno con lei, ripercorrendo, passo passo, i dettagli della loro vita coniugale. I giudici andranno dunque alla ricerca di dettagli utili. Particolari che potranno evidenziare il carattere di Campagna, l’uomo che in un primo momento si confessò colpevole dell’omicidio della 25enne Martine Beauregard, la prostituta francese ammazzata nella notte tra il 17 e il 18 del 1969.

LA DONNA COSTRETTA A RINCHIUDERSI IN BAGNO
Durante una delle udienze legate alla separazione della coppia, grazie alle deposizione di tre testimoni, venne alla luce un episodio avvenuto a Lanzo Torinese di cui sarebbe rimasta vittima proprio Annalisa Girardi. Ebbene si raccontò allora che la donna fu costretta a rinchiudersi, a chiave, in bagno, per sfuggire alla furia del marito che aveva addirittura intenzione di farle del male scottandola con la sigaretta e poi legandola. Un episodio che però Campagna ha sempre smentito ammettendo sì, attraverso il suo legale Antonio Foti, di aver scottato il braccio della moglie con la brace della sigaretta, “ma inavvertitamente, non volevo farle del male”.

OGGI POMERIGGIO TOCCHERA’ AL MARITO
Dopo la Girardi, oggi pomeriggio toccherà anche a Carlo Campagna sfilare davanti ai giudici. “Charlie Champagne”, com’era conosciuto un tempo per la sua passione per i night e la “dolce vita”, sarà accompagnato dall’avvocato Foti lo stesso che, tempo fa, nell’ambito del processo per l’assassinio della giovane prostituta, riuscì a farlo assolvere per insufficienza di prove. Campagna, figlio di un noto industriale che aveva accumulato una fortuna vendendo in Italia macchine calcolatrici,  fu tirato in ballo da una collega di Martine che riconobbe in lui l’uomo che aveva caricato il corpo della Beauregard in macchina. Tuttavia, la prova non fu ritenuta valida, e l’uomo – che pure si era autoaccusato del delitto fornendo, però, una ricostruzione dei fatti apparsa piuttosto “fantasiosa” agli inquirenti – fu scagionato.

IL CASO RIAPERTO UN ANNO FA
Va ricordato che nel frattempo il caso legato al delitto di Martine Beauregard è stato riaperto dal pm Andrea Padalino. E’ accaduto un anno fa quando la moglie di un imprenditore edile ha raccontato agli agenti della squadra mobile di Torino che il marito, poco prima di morire, le aveva confessato che lo zio era coinvolto nell’omicidio della 25enne transalpina. In seguito al ritrovamento del cadavere della giovane prostituta, l’uomo lasciò subito l’Italia per volare in Sud America. Gli investigatori stanno indagando.

UNA TESTIMONE “INCASTRA” CAMPAGNA
Il cadavere di Martine fu ritrovato il 18 giugno 1969 in un fossato nei pressi dell’ippodromo lungo la strada statale che conduce a Vinovo. Il medico legale che eseguì l’autopsia riscontrò la presenza di numerosi segni di bruciature, ecchimosi e tagli sul corpo della ragazza, come se qualcuno si fosse accanito su di lei, divertendosi a torturarla. Secondo gli inquirenti, l’agonia di Martine durò parecchio tempo. Alcuni testimoni dichiararono la 25enne fu ammazzata in una villa del Pinerolese: un uomo le teneva fermi i polsi mentre un altro la soffocava.

L’UOMO ASSOLTO: “ERO STRAFATTO”
Dopo il delitto di Martine, furono arrestati prima Ugo Goano, compagno e protettore della donna, e poi Carlo Campagna, ma entrambi furono poi ritenuti estranei all’omicidio. In particolare Campagna, che pure si era inizialmente dichiarato colpevole ma poi fece dietrofront. “Mi sono accusato del delitto – ha spiegato recentemente l’uomo – solo perché ero strafatto di droga“.

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