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Ombrelli maschilisti

A Sulmona i partecipanti a un convegno, seduti su un palco, sono stati fotografati mentre alcune graziose ragazze li riparavano dal solleone con l’ombrello. Succede ogni weekend alle corse di auto e moto, ma la foto di Sulmona ha fatto incazzare la Maraini, la Boldrini e la Camusso: spettacolo di pessimo gusto… servilismo… e via femministeggiando.

Eppure l’antropologo ci aiuta a capire come andarono le cose nella notte dei tempi, e come ciò pesi ancora sui nostri comportamenti. Per due milioni di anni la donna fu soprattutto fattrice. Finita la capacità riproduttiva, finito il sesso (per millenni preteso e preso dal maschio senza tante storie), finiva la sua utilità. Ma, “do ut des”: la femmina dell’homo erectus, contro protezione e cibo (cioè sicurezza e vita) si occupava anche della famiglia e della casa.

Su questa primordiale semplicità (che però è durata per il 99% del tempo trascorso da quando l’uomo è sulla terra) si è sovrapposta, in quell’ultimo batter di ciglia che è la storia di fronte alla preistoria, la cultura. Ed ha cambiato tutto. Ruoli, aspettative, esigenze, rapporti. La donna s’è “liberata”, ed ha raggiunto il maschio nel lavoro, nell’aggressività e nelle pretese sessuali, ma la natura stenta ad adeguarsi.

Nella confusione che ne è seguita (specie negli ultimi cinquant’anni di cambiamenti) si trova e si legittima tutto. Non solo i mandrillosauri viagrati, le famiglie omosex con figli, il porno libero sul web, ma anche le quote rosa, i mariti giacofomna… ogni cosa.

In attesa di rimettere un po’ d’ordine, gli ombrelli di Sulmona sono davvero l’ultimo dei problemi.

collino@cronacaqui.it

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