Paolo Manera, direttore della Film Commission
Spettacolo
INTERVISTA

«Ogni ciak vale un milione di euro. Servono investimenti e produttori»

L’appello del direttore di Film Commission Paolo Manera che aggiunge: «Cerchiamo maestranze»

Forse non era mai capitato che cinque produzioni cinematografiche girassero in contemporanea a Torino. Di sicuro, non era mia accaduto che queste fossero «cinque “grandi” produzioni, italiane e internazionali – come vuole sottolineare Paolo Manera, direttore della Film Commission Torino Piemonte – grandi serialità televisive e film destinati al cinema».

Quindi direttore questo settembre è iniziato decisamente bene, soprattutto, in seguito alla scia di entusiasmo lasciata da “Fast&Furious”?
«È iniziato al top e non finisce qui. A inizio anno avremo a Torino altre grandi produzioni internazionali al livello di “Fast&Furious” di cui ancora non posso parlare. Ma tant’è. E poi ci saranno altre lunghe serialità televisive».

In termini di soldi, tanto per essere schietti, che cosa significa?
«Significa molto, basti pensare che “Fast&Furious” ha prodotto una ricadute pari a 4 milioni e 200 mila euro e che ogni film italiano o serie tv produce circa un milione di euro».

In termini occupazionali?
«Sì, esatto ma non solo. Questi dati vengono raccolti attraverso il conteggio delle buste paga delle maestranze e dell’impiego dell’indotto come case di post produzione, alberghi, aziende specializzate negli effetti speciali, realtà che, visto l’alto numero di produzioni che scelgono Torino, stanno nascendo come i funghi. E c’è di più: non bastano».

In che senso?
«Nel senso che siamo a corto di lavoratori. In questo periodo, per esempio, con ben cinque set attivi in città, ci mancano tecnici e tante altre figure professionali».

Sta facendo un appello?
«Sì, il mio è un appello ma lo è, soprattutto, alle istituzioni, alla politica, a tutti coloro che siedono ai tavoli del potere e possono gestire fondi europei. In un momento così fortunato per il cinema come quello che sta vivendo Torino, sarebbe da folli non approfittarne e non investire. Questo settore sta crescendo. Lo scorso biennio abbiamo realizzato sotto la Mole ben 195 progetti, ma nel corso del 2022-2023 saranno molti di più se pensiamo anche a spot e videoclip».

Quindi Torino può permettersi di tentare la carta produttiva dalla A alla Z? Primato che oggi spetta ancora a Roma.
«Certo, qui non manca nulla, tanto che le grosse produzioni capitoline, come la Eagle per esempio, sono quasi ferme in pianta stabile da noi. Una casa tutta torinese potrebbe trovare terreno molto facile oggi. Sa che molti attori da Roma si stanno trasferendo qui? Così come tanti tecnici».

Capita però che a volte le produzioni arrivino qui al completo, tranne che per alcuni ruoli come figuranti o comparse.
«Non è più così, mi creda. Alcune produzioni sono state coperte qui al cento per cento. In “The King’s Man” ci lavorarono centinaia di torinesi. In questo momento abbiamo 64 lavoratori sul set della “Bella estate”, 26 dipendenti del Centro di produzione Rai per “Cuori” più 52 esterni, 30 lavoreranno con “Il Re”, 25 con “Anima gemella” e 47 hanno partecipato a “Birds”. I ruoli attoriali richiesti, inoltre, sono sempre più importanti».

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