casa cantoniera
Cronaca
CLAVIERE

Occupata la casa cantoniera: «Qui aiuteremo i migranti»

Dopo tre sgomberi da parte delle forze dell’ordine, gli anarchici ci riprovano

E quattro. Dopo i locali della chiesa di Claviere, la casa cantoniera di Oulx e l’ex dogana di Claviere, questa volta gli anarchici hanno occupato la casa cantoniera di Claviere. Le prime tre occupazioni si erano concluse tutte con degli sgomberi, l’ultima dopo neanche una settimana. Gli anarchici però non si arrendono e la scorsa notte sono entrati nella casa cantoniera di via Nazionale, con l’intenzione di farne il nuovo punto di appoggio per i migranti che dall’Italia tentano di raggiungere la Francia.

«Questa casa abbandonata da anni – hanno scritto gli occupanti sui social – è di proprietà dell’Anas, responsabile dello sgombero di Chez JesOulx (così era stata ribattezzata la casa cantoniera di Oulx ndr). Da oggi, la facciamo rivivere come un rifugio solidale aperto a tutti e luogo di lotta contro le frontiere». Un luogo e un periodo scelti non a casa. «L’inverno e la neve stanno arrivando. I bus di ResAlpes non effettuano più fermate a Clavière e questa notte 50 persone di passaggio si sono dirette a piedi da Oulx a Claviere. A Claviere non esiste nessuna struttura solidale per le persone che, tutti i giorni, attraversano la frontiera nonostante i controlli mirati, la violenza e i respingimenti». In Val di Susa infatti non si è mai fermato il flusso di migranti diretti verso la Francia. Ormai una minima parte è costituita da africani che sono arrivati in Italia sbarcando al sud, mentre aumenta sempre più il numero di persone provenienti dalla “rotta di terra”, in particolare iracheni e afghani giunti in Italia attraversando i Balcani. Un fenomeno destinato con ogni probabilità ad aumentare nei prossimi mesi, quando cominceranno a giungere in Europa gli afghani in fuga dal neonato regime talebano. Gli anarchici lo sanno e sono ben intenzionati a non mollare la presa, anche di fronte a nuovi o prevedibili sgomberi: «La frontiera continua a uccidere e mettere in pericolo la vita delle persone e, fino a quando tutto questo non verrà distrutto, organizzeremo azioni di solidarietà diretta».

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