L'ex caserma Lamarmora a Torino
News
Dopo l’8 settembre del 1943 l’edificio ospitò il quartiere generale della Gnr

Occuparono la vecchia caserma per preservarne la memoria storica: non saranno processati

Il tribunale di Torino ha accolto la richiesta di archiviazione per gli attivisti del gruppo “Terra di Fuoco” che si stabilirono nei locali di via Asti il 18 aprile del 2015

Sei mesi di occupazione abusiva di una ex caserma in abbandono da parte degli attivisti di un’associazione che volevano “preservare l’edificio quale luogo della memoria storica” sono un “fatto di tenue entità” e, quindi, gli indagati non devono essere processati. Lo ha deciso il tribunale di Torino accogliendo una richiesta della procura di archiviazione del procedimento. Il caso era quello della “Lamarmora“, in via Asti, dove un gruppo di Terra del Fuoco si stabilì il 18 aprile 2015.

NELL’EX QUARTIERE GENERALE DELLA GNR
Pochi giorni prima dello sgombero, avvenuto il 21 novembre, vi si insediarono anche alcune decine di rom. Il pm rileva che gli attivisti “rivendicarono le ragioni di carattere storico e sociale” del gesto e sottolinearono che dopo l’8 settembre del 1943 la caserma era diventata un quartiere generale della Gnr che “aveva il compito di reprimere con ogni mezzo la lotta partigiana a Torino”.

LE MOTIVAZIONI DEL PM
“Il reato – aveva scritto il pm Roberto Sparagna – appare sussistente, seppur determinato dalle motivazioni che si atteggiano a mero motivo dell’illecito”. Però “le modalità della condotta paiono di particolare esiguità” e il comportamento dei sei indagati, tutti senza precedenti, “risulta non abituale”. Da qui la proposta (poi accolta da un giudice) di archiviare il caso “per particolare tenuità del fatto.

LA CASERMA ERA CHIUSA DA ANNI
La caserma era chiusa da anni e gli attivisti avevano spiegato, nel 2015, di averla occupata per scongiurare rischi di speculazione edilizia e per chiedere progetti destinati al disagio abitativo. “Salvaguardare l’edificio quale luogo della memoria storica e consentirne l’utilizzo da parte della cittadinanza” era il senso complessivo dell’iniziativa. Fra gli indagati, difesi dagli avvocati Gian Paolo Zancan e Gianluca Vitale, c’era il presidente di Terra del Fuoco, Oliviero Alotto.

 

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

banners
Precedente
Successivo
Precedente
Successivo