Rainbow flag on brown wooden table
Buonanotte
EDITORIALE DEL GIORNO

Occhi fini in passerella

Un nostro concittadino, il 29enne Pier Paolo Catacchio è stato eletto nello scorso week end il gay più bello d’Italia. Il concorso si è svolto a Marina di Torre del Lago Puccini, una frazione di Viareggio, nel locale ‘Mamamia’. Il nostro barbuto concittadino, che ha sbaragliato decine di finalisti, ha sfilato in tre look. Prima in abito da giorno, poi da sera, e infine, per il tripudio dei presenti, in costume da bagno. Torre del Lago è da anni la capitale di quella Versilia “gay friendly” che ha diversi locali dedicati alla comunità Lgbt, e il concorso “mister ortaggio” è una delle manifestazioni di punta dell’alta stagione. Bon, la notizia è finita. In fondo era solo uno dei tanti concorsi di bellezza umana che si disputano in ogni stagione in tutto il mondo. Ma la logica impone una domanda: se gli omosessuali si battono tanto per non essere discriminati, perché poi si autodiscriminano chiudendosi dentro lo steccato dell’omosessualità per disputare una gara? Così facendo sottolineano la loro diversità. Perché a chi glie lo fa notare rispondono “anche noi abbiamo diritto ai nostri concorsi di bellezza”? Non capiscono che in quelle parole (‘anche’ e ‘nostri’) sta la differenza naturale che loro per primi avvertono? A nessun mancino è venuto mai in mente di organizzare un concorso nazionale di bellezza riservato ai sinistrimani. E non basta: nessun concorso di bellezza maschile o femminile si sognerebbe mai di rifiutare un/una concorrente in quanto gay. Succederebbe il finimondo. Ma se un etero avesse voluto partecipare al concorso di Torre del Lago non sarebbe stato accettato. La loro normalità, con relativa discriminazione di chi non vi corrisponde, è sacra. Il viceversa no.

collino@cronacaqui.it

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