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Buonanotte

Nutella alla finestra

Leggo commenti severi sulla kermesse delle finestre, quel pizzicare ammiccante dei media sulle corde emotive più molli degli italiani chiusi in casa, invitandoli a cantare l’inno dal balcone, ad ascoltare il trombettiere che suona il silenzio, a mettere striscioni “ce la faremo”, anche se intorno tanta gente muore, e muore male, sola, disperata e soffocata. Ma bisogna sforzarsi di capire, di vedere le cose dall’alto. Non siamo tutti uguali. A parte il rango, i soldi, la preparazione culturale, l’età, nell’intimo siamo tutti diversi. C’è il disoccupato che capisce l’emergenza, accetta l’ipotesi di poter morire in un momento terribile in cui muoiono tanti (e tutti innocenti), si adatta a soffrire in retrovia mentre altri combattono in prima linea, s’inventa magari di fare qualcosa di utile per i vicini, ed è, per così dire, “socialmente empatico”. Poi c’è magari il professionista intollerante e autoritario, ipocondriaco, tutto preso da se stesso e dalla paura di perdere i suoi privilegi e le sue ostentazioni, infastidito dalla clausura nel castello, dalla mancanza dei suoi vizietti quotidiani, ma soprattutto ossessionato dall’ipotesi di morire, che tromboneggia a furia di “è inaccettabile”, in casa e sui social. Siamo tutti diversi. Però, a proposito di canti alla finestra, vale la splendida lezione di Benigni nel film “La vita è bella”. Ricordate? Quando riusciva a presentare al suo bimbo l’orrore del nazismo, delle persecuzioni razziali e del lager come un grande, originale e divertente gioco. Ecco. Noi siamo tutti bambini spaventati, chiusi in castigo da un orco. Se qualcuno ci fa giocare alla finestra per non vederci piangere, ben venga.

collino@cronacaqui.it

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