Zingari
Cronaca
LA SENTENZA Undici bosniaci riavranno i loro patrimoni: per i giudici non sono socialmente pericolosi

Nullatenenti ma con milioni di euro: i conti confiscati vengono restituiti

Verdetto clamoroso, restituito il tesoro agli zingari: oltre tre milioni di euro depositati in un istituto di credito

Per il Fisco erano nullatenenti o quasi, per i direttori di banca clienti da non lasciarsi scappare, per il Comune poveri da aiutare. Alcuni abitavano nelle case Atc, altri nei campi nomadi, qualcuno vive ancora in via Germagnano. Iscritti quasi tutti all’albo nazionale dei gestori ambientali (quei raccoglitori di rottami che a Torino si chiamano “feramiu”), gli zingari aprivano e chiudevano conti in banca su cui mettevano al sicuro centinaia di migliaia di euro.

Un’attività assai redditizia, che per un po’ hanno temuto venisse vanificata dall’intervento della Procura, ma di cui ora potranno godere pienamente i frutti. I conti per cui era stata chiesta la misura di prevenzione della confisca erano 22, per un totale superiore ai tre milioni di euro, intestati a 16 zingari bosniaci. E se per due di questi la richiesta è stata accolta, e per altri tre si è stabilito che sia il tribunale di Genova a decidere, per tutti gli altri i giudici torinesi hanno disposto la restituzione dei soldi.

La misura di prevenzione, infatti, ragionano i magistrati dell’apposita sezione, può essere disposta soltanto in presenza del requisito della pericolosità sociale, che deve sussistere al momento dell’acquisizione del bene, ossia del profitto che si ritiene illecito. E se – come è stato accertato – 11 dei 16 zingari non hanno commesso reati tali da poterli ritenere pericolosi socialmente nel periodo considerato, la confisca non può essere eseguita.

Così, a Bisera Halilovic, un’incensurata che ha percepito 41.827 euro di assegni familiari dal Comune di Torino, va restituito il conto sui cui vennero sequestrati 243mila euro, e a Rasema Halilovic, che viveva in una baracca di via Germagnano e ufficialmente era nullatenente saranno dissequestrati conti per oltre un milione.

La famiglia Halilovic era finita al centro dell’inchiesta avviata dalla Procura di Torino grazie a una segnalazione di Eurojust, l’agenzia dell’Unione europea che aveva cominciato a interessarsi a questi correntisti particolarmente attivi su sollecitazione dei magistrati croati. La Procura aveva quindi avviato una serie di accertamenti e scoperto che possedevano grosse somme di denaro che erano state depositate in un istituto di credito di Torino. Quelle somme erano state successivamente ritirate e portate all’estero, in Croazia.

Secondo i magistrati croati, esistevano “elementi indiziari che i sospetti abbiano ottenuto attraverso diversi reati penali un guadagno pecuniario illecito non inferiore a 5.194.535 euro” e gli zingari, utilizzando diversi nomi, avrebbero versato le somme “in contanti”, presentandosi in gruppo “per celarne l’origine illegale”. La Procura aveva quindi chiesto la confisca che ora è stata negata dai giudici che però hanno inviato la loro ordinanza al Comune, affinché valuti le posizioni di quei soggetti che hanno ottenuto case popolari e sussidi spacciandosi per poveri nonostante i conti in banca. Ad assistere gli Halilovic, c’erano, tra gli altri, gli avvocati Domenico Peila, Flavio Campagna e Marino Careglio.

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