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Nucleare, centraline attive: «Si alza il livello di allerta»

Dopo l’inizio del conflitto il monitoraggio dell’Arpa si è intensificato

Sono 29 le centraline dell’Arpa Piemonte, dislocate lungo tutto l’arco alpino e pronte a intercettare ogni possibile anomalia radioattiva. «Al momento non si registra alcuna attività particolare» sottolinea Giovanni D’Amore, direttore del Dipartimento Rischi Fisici e Tecnologici dell’Arpa Piemonte, ma il rischio c’è e l’attenzione resta alta. «Abbiamo ricevuto un’allerta per il passaggio dei carri armati a Chernobyl – racconta l’esperto -. E da quel momento è stato intensificato il monitoraggio sia tramite le centraline che sugli alimenti».

Al momento, ribadisce D’Amore al fine di non creare allarmi infondati, «non c’è nulla di cui avere paura». Eppure, se i bombardamenti dei russi alla centrale ucraina (la più grande d’Europa) fossero andati a segno ci sarebbe stato di che preoccuparsi. Eccome. «Avremmo vissuto una situazione ben peggiore di quella di Chernobyl a causa delle dimensioni della centrale» sottolinea. Certo il “fattore distanza” non è da sottovalutare.

«Parliamo di eventi che non accadono in prossimità e la radioattività si disperde nell’aria – precisa l’esperto -. Nel caso di Chernobyl la situazione meteorologica poi ha favorito il trasporto delle scorie. In quella occasione ci furono anche precipitazioni importanti che portarono al suolo la radioattività. Se le circostanze meteo sono sfavorevoli il rischio è maggiore, ma resta il fatto che non saremmo stati in prossimità dell’evento».

Quantificare le dimensioni di un fenomeno del genere al momento è difficile, ma il monitoraggio è costante e, in tempo reale, permette di notare eventuali anomalie. «In ogni caso esistono reti di allerta sia a livello europeo che nazionale – ricorda D’Amore -. Nel momento stesso in cui si registra un aumento di radioattività, qualsiasi sia il motivo, ci viene subito segnalato dagli organismi internazionali che mettono in atto azioni per l’emergenza radiologica».

Quali piani mettere azionare dipende ovviamente dal livello di allerta rilevato. «La prima cosa da fare è monitorare alcuni alimenti “sensibili”, tipo latte, insalata a foglia larga e miele, che trattengono più facilmente la radioattività» spiega ancora D’Amore.

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