Notti d’estate

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Queste son le notti più corte dell’anno, con l’alba nascosta dietro l’ultima birra. Sonno difficile. Fresco inseguito per viali e giardini, o sui terrazzi chi ce l’ha, se no van bene anche i balconi e persino i giochi sapienti di corrente fra le finestre spalancate. Malinconia sottile che pizzica soltanto per un attimo a pensare che da oggi le giornate saranno sempre un po’ più corte, e ti sembra d’aver svoltato l’angolo, di camminare già sul rettilineo opposto, in fondo al quale sta l’inverno, che solo a pensarlo ti ripaga dei sudori, ma ti fa sentire un po’ più vecchio.

È la malinconia delle date/capoverso, come i compleanni, adorati dai bambini, festeggiati dai giovani, tollerati dai maturi, odiati dai vecchi. E i riti del mangiare all’aperto, come la barbecue. “Il” o “la” barbecue? Forse si dice “la” perché è sinonimo di quel rito culinario che in italiano si dice “grigliata”, femminile. Maschile è comunque il ruolo dell’officiante alla griglia, spesso bardato con grembiuli parasacerdotali buffissimi. È un punto d’onore.

E gli altri maschi tutti intorno a suggerire (“…ma come, non hai il legno d’ulivo per il pesce? È la pira ideale per i cadaveri di mare, come il corbezzolo per quelli di monte…”) e tu non sai se parla sul serio, caso nel quale dovresti mandarlo in mona, o se ti prende in giro, e allora va bene perché fa allegria.

“Attento alla salciccia che cuoce prima, gira quella costina, bagna che secca tutto, soffia che la brace muore, abbassa la griglia” alla fine il risultato è spesso una vassoiata d’ossa semicarbonizzate. È a quel punto che la donna celebra il suo trionfo, estraendo subdola il pollo arrosto comperato al Pam. Applausi.

collino@cronacaqui.it

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