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Buonanotte
EDITORIALE DEL GIORNO

Nonno Manlio

Il nonno a cui devo il nome fece fortuna nel ventennio fascista con un’azienda che forniva ricambi Fiat non originali. Fu il primo ad avere quell’idea, per i tempi una follia. Lui capì che bastava farli copiare, visto che la Fiat non li brevettava. Il Canavese, già allora brulicante di fucine e di piccole “boite” metalmeccaniche, fu la sua Mecca: poteva ordinarne piccole quantità senza investire in maestranze e impianti. Instancabile, viaggiava in tutta Europa e vendeva dappertutto, da Londra a Praga, da Parigi a Vienna. Viaggiava in treno (che allora aveva più o meno gli stessi tempi di percorrenza di oggi) dal lunedì al sabato. All’azienda badava il socio, tale Ramella, biellese, così sparagnino che raccattava a terra i chiodi usati e li raddrizzava, ma onestissimo. Comunque a mio nonno bastava portare con sé il catalogo e una valigetta. Poiché scendeva quasi sempre in grandi città, dove c’era nelle stazioni il cosiddetto “albergo diurno” (bagni, wc, barbiere, lustrascarpe, persino stireria) lui viaggiava solo di notte, e sempre in prima classe (allora ce n’erano tre, e la differenza di prezzo e confort era notevole). Viaggiava in prima per tre motivi. Il primo era che trovava sempre posto senza prenotare. Il secondo era che eventuali incontri utili al lavoro, se mai dovevano capitare, gli capitavano in prima classe, non certo in terza, fra contadini e soldati. Il terzo, il più importante, è che aveva imparato a farsi bastare la dormita da seduto. Saliva, dormiva comodo e passava dall’albergo diurno all’arrivo, così era subito pronto per andare dai clienti. In tanti anni non viaggiò mai di giorno: “…ël dì l’é fait për travajé, nen për viagé o për deurme”.

collino@cronacaqui.it

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