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Il fenomeno della fuga in campagna dei cittadini era già iniziato da decenni, ma il Covid con lo smart working l’ha aumentato. Molti vi si trasferiscono con l’idea di immergersi in una realtà bucolica vergine e affascinante. La realtà è ben diversa. La campagna vive e lavora, non è un parco tematico. E sono subito aumentate le azioni legali dei cittadini contro i paisàn.

Per i rumori (dal canto dei galli ai campanacci delle mucche, dal rombo dei trattori all’alba alle ore segnate dai campanili), per gli odori (letame su tutto, ma anche concimi chimici, marcite, stagni, fioriture intensive) e per gli antiparassitari sparsi magari a pochi metri dalle proprie finestre. In Francia il governo ha dato un taglio a tutto ciò con una legge che tutela odori e rumori della campagna: se non vi va, tornate in città.

Sarebbe bastato, per capire il fenomeno dei cittadini fighetti che dai film si fanno un’idea stereotipata della vita rurale, ricordare le parole della canzone di Gipo “campagna” , che dopo aver descritto le bestiali fatiche dei campi dice nel ritornello: “Ma j’é chi a dis ch’a lé vita sta vitassa da can, j’é chi a seugna na vigna, l’aria pura dij camp, ma sti quatr falabrach, sta campagna ‘mpëstà, lor la vëddo ‘n cartolin-a, as la gòdo për na sman-a, ma peui lor a torno a cà, as na torno a la sità, con la vita asicurà”. *

Nei versi di Farassino c’è l’accentuazione della diversità di vita e lavoro, mancano odori, rumori e avvocati, ma il senso è quello: la campagna va conosciuta e accettata a fondo, in tutti i suoi risvolti, senza litigiosità da condominio, animalismi da salotto e veganismi chic. Anzi, ringraziando Dio che esista così com’è, e continui a darci da mangiare.

* “che è vita, questa vitaccia da cani, c’è chi sogna una vigna, l’aria pura dei campi, ma questi quattro imbroglioni, questa campagna impestata, loro la vedono in cartolina, se la godono per una settimana, ma poi loro tornano a casa, se ne tornano in città con la vita assicurata.

collino@cronacaqui.it

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