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Buonanotte

Nonna Giustina

I vecchi sono biblioteche viventi. Per quello li ho sempre onorati, ascoltati, interrogati per avere qualche testimonianza, qualche perla di saggezza da poter a mia volta tramandare ai miei discendenti. C’è sempre un nonno caro nei ricordi di tutti, e nei suoi racconti si sono affacciati spesso i suoi nonni, e i nonni dei loro nonni. Nonna Giustina, ad esempio, raccontava che sua nonna (e siamo gìà nell’800…) soleva dire “attento, perché prima di entrare in paradiso San Pietro ti darà ‘na cavagna sfondà’ (un cesto sfondato) e ti manderà per il mondo alla ricerca di tutto quello che hai sprecato nella vita”. Nei tempi antichi lo spreco era un delitto. Anche chi sprecava per ostentazione, come certi ricchi (generalmente parvenus, perché i veri signori, specialmente qui in Piemonte, non amavano sfoggiare e avevano come motto ‘esageroma nen’) era malvisto. E al risparmio ci si allenava. Nonna Giustina teneva da parte i fiammiferi usati per passare il fuoco da un fornello all’altro. Non lo faceva certo per arricchirsi: era un allenamento, come riporre in un cassetto i pezzi di spago da riutilizzare. La Bibbia del bisogno diceva “tut a ven a taj, anche le onge për plé l’aj”. Tutto torna utile, persino le unghie per pelare l’aglio. Mangiare, mangiavano poco, ma guai a non finire il cibo: “chërpa panssa pitòst ch’a vanssa” crepa pancia piuttosto che avanzi. Ci ripenso quando faccio lunghi giri prima di scegliere il distributore dove fare il pieno. Bisogna calcolare il risparmio e togliere il consumo fatto per raggiungere la pompa a bon pat. Quasi sempre restano due o tre euro, gnanca ‘na bira, ma a fa nen, l’important a lé alenesse. Nen vèra, nòna Giustiana?

collino@cronacaqui.it

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