Branduardi
Spettacolo
ANGELO BRANDUARDI

«Non so cosa siano trap e social: la musica è terapia per l’anima»

Il musicista torna live martedì 19 gennaio al Teatro Colosseo

Quando la musica si amalgama con la natura. Quando le note evocano percorsi mistici per poi tornare con le parole a ciò che di più semplice fa parte della vita di ogni uomo: le albe, gli alberi, la povertà, la fede, la ricerca e la risposta. Questo “quando” ha un nome, ed è quello di Angelo Branduardi, il violinista, polistrumentista, compositore, cantante cui spetta inaugurare la stagione 2022 dei concerti che, almeno al momento, si possono tenere solo nei teatri.

Il Covid ha bandito i palazzetti, quindi, appuntamento per il 19 gennaio al Teatro Colosseo (biglietti disponibili) con colui che ha fatto della musica un qualcosa per imparare ad andare oltre. Un messaggio diventato, oggi più che mai, importante. Sul palco, da solo con il suo violino e nascosto per parte dello spettacolo dietro un telo bianco, i brani del suo ultimo lavoro “Il cammino dell’anima” ispirato al pensiero e alla musica della monaca benedettina Hildegarde von Bingen, ma anche brani tratti da “L’infinitamente piccolo”, “Momo’s Lied”, “Tango” fino ai cult “Cogli la prima mela” e “Alla fiera dell’est”.

Angelo, interessante iniziare il nuovo anno con la sua musica e cercare di andare oltre questa triste realtà.

«Ho portato a termine questo progetto che è stato definito un’impresa folle, la data è stata in forse fino alla fine, ma sono contento di tornare a suonare dal vivo».

Dove ci può portare il cammino dell’anima?

«La musica non è un vaccino ma è una forma altissima di terapia per l’anima, per lo spirito, per il corpo. Il cammino dell’anima scritto pensando a Hildegarde von Bingen è assolutamente di attualità soprattutto in questo momento. È dedicato alla donna e dopo i fatti di Milano ce n’è più che mai bisogno».

San Filippo Neri, San Francesco e adesso Hildegarde von Bingen, Branduardi e la fede.

«È una domanda molto personale cui è difficile rispondere, sono un uomo che si nutre di dubbi. C’è un’alta spiritualità nella mia musica che paragono a quella di Battiato con cui ho lavorato. Il mio non è un cammino lineare, noi artisti siamo per metà lupi, per metà agnelli».

Tra poco inizia Sanremo…

«No comment…».

È molto riservato, forse non tutti fra i giovanissimi la conoscono, in che rapporto è con il loro linguaggio, ossia: trap, reality, social.

«Mi verrebbe ancora da rispondere no comment… Non conosco abbastanza i social, li uso ma non sette ore al giorno. C’è una cosa che mi rende particolarmente fiero e che mi dà un pizzico di immortalità, il fatto che “Alla fiera dell’Est” la cantino anche i bambini dell’asilo pur non conoscendomi».

Torino?

«Venivo spesso quando mia figlia lavorava qui. È una città molto sabauda».

Parliamo di calcio è tifoso?

«Sono vagamente interista, ma non sono mai stato in uno stadio in vita mia e mai ci andrò».

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