Enrico Letta a Torino
Politica
ENRICO LETTA. Dopo l’incontro a Torino, l’intervista esclusiva al segretario del Pd

«Non si può stare in mezzo tra Berlinguer e Almirante»

Il numero uno dei dem chiede scusa agli operai. «Non siamo come Salvini, che si limita alle passerelle a favore di telecamere davanti ai cancelli di Mirafiori»

Poco dopo essersi lasciato alle spalle il palco allestito per lui in piazza d’Armi, il segretario dei dem Enrico Letta torna a parlare di lavoro. Proprio nell’ex città della fabbrica, il Partito democratico ha ricevuto gli attacchi più duri da parte del mondo operaio e, dopo le scuse del vicesegretario Provenzano alla festa della Fiom, anche Letta cerca di ricucire, assicurando – tra le altre cose – l’avvio di un nuovo dialogo con i vertici di Stellantis. «Parliamo di politiche industriali e di posti di lavoro» ci ha spiegato il segretario. Per i suoi avversari poi non risparmia gli strali: da Conte, considerato apripista della caduta del governo Draghi a Carlo Calenda, «che fa l’agenda Draghi, senza Draghi». E Giorgia Meloni? Una parola sola: «Incoerente».

Letta, il centrodestra ha già vinto?

«C’è qualcuno che vorrebbe far passare strumentalmente questo messaggio, ma voglio essere netto: assolutamente no, il risultato delle elezioni non è già scritto. Siamo in campo per vincere contro la destra e il 25 settembre gli italiani sono chiamati a decidere tra due idee di Paese. La nostra che guarda al futuro su lavoro, giovani, crisi climatica e diritti e quella che vuole riportarci al secolo scorso della destra. Ma voglio partire da quello che faremo sulle bollette, l’emergenza numero uno per famiglie e imprese. Si possono dimezzare subito, grazie a interventi a livello nazionale ed europeo e anche permettere di rateizzarne i pagamenti. Il Pd propone inoltre il contratto “bolletta luce sociale” che può fornire alle famiglie a reddito medio e basso e alle microimprese metà dell’energia a costo zero, da fonti rinnovabili».

Dalle pagine del nostro giornale Carlo Calenda le ha dato dell’infantile, Giuseppe Conte dell’arrogante. Cosa risponde?

«Premesso che non voglio scendere ai loro livelli di insulti, le chiacchiere stanno a zero. Ogni voto che non andrà al centrosinistra e al Pd, sarà un voto che aiuta la destra. Non lo dico per polemica, è la pessima legge elettorale che abbiamo che stabilisce le regole del gioco, quindi i cittadini devono sapere che questa è la realtà. Francamente gli attacchi di Calenda e Conte lasciano il tempo che trovano. Sono due esponenti politici che hanno preferito fare i loro interessi di partito invece che contrastare questa destra. Ne abbiamo preso atto, dopodiché Conte da quando è iniziata la campagna elettorale gioca a fare il progressista della domenica, ma non è credibile perché i valori non si improvvisano. L’altro, Calenda insieme a Renzi, si presenta come l’uomo dell’agenda Draghi senza Draghi, attaccando ogni minuto l’unico partito che ha sostenuto lealmente Draghi, cioè il Pd. Vendono scatole vuote. Se voti loro non voti Draghi, semplicemente aiuti la destra. Deve essere chiaro».

Il M5S guadagna punti. Rimpiange di aver perso la possibilità di creare un campo largo con Conte? Potreste tornare alleati di governo?

«Conte ha aperto la porta alla crisi del Governo Draghi e alla destra, interrompendo il percorso degli ultimi anni. Era stato avvisato delle ripercussioni di una scelta così grave per l’Italia, proprio mentre il governo stava intervenendo per abbassare le bollette e per tagliare le tasse sul lavoro permettendo ai lavoratori più in difficoltà di avere soldi in più in busta paga, quando eravamo a un passo dallo scrivere una pagina nuova sul salario minimo che oggi Conte dice di volere e con la sua irresponsabilità ha boicottato. È stata una scelta grave. Mettere i propri interessi di partito davanti a quelli dei cittadini non è accettabile. Ora noi siamo impegnati a convincere i cittadini, in particolare i tanti indecisi e alle elezioni mancano 10 giorni, non è tempo di pensare ad alleanze».

Liste, la riduzione del numero dei parlamentari ha lasciato molti piemontesi fuori dai giochi. Anche qualche segretario…

«È una domanda che mi viene fatta ovunque vado in Italia, dal Piemonte alla Sicilia. Sa perché? Perché voteremo con una pessima legge elettorale che noi abbiamo provato a cambiare, ma siamo stati gli unici. Una legge che ha voluto Renzi anni fa. E il Partito Democratico le liste le discute e le vota, non come fanno tutti gli altri dove il capo si chiude in una stanza ed esce con le liste. In ogni caso la legge elettorale è questa, con questa voteremo e con questa dobbiamo raggiungere il nostro risultato. E abbiamo messo in campo ovunque candidati e candidate forti e credibili, con un mix di esperienza e rinnovamento valorizzando le competenze».

Comunicazione. Con la campagna “scegli”, il Pd ha polarizzato il voto tra lei e Giorgia Meloni. O Almirante o Berlinguer. O con i sì vax o con i no vax. E tutti quelli che stanno nel mezzo?

«Capisco la domanda, ma racchiude anche la risposta. Non si può stare in mezzo tra Enrico Berlinguer e Almirante. Né si può dare pari dignità al vaccino contro il Covid, che ha salvato milioni di vite nel mondo e oggi ci ha riconsegnato la nostra vita di incontri, relazioni e affetti e teorie antiscientifiche ed egoiste nel corso della pandemia hanno creato solo danni. Discorso diverso è invece parlare a chi ancora deve decidere se e chi andare a votare. A questi cittadini certamente voglio parlare e dire una cosa molto semplice: noi sosterremo tutti coloro che oggi non ce la fanno, che non riescono a pagare le bollette, i giovani che hanno un lavoro precario e sottopagato e che lasciano questo paese per disperazione, i pensionati che non riescono a vivere una anzianità serena. La destra invece farà quello che ha sempre fatto: promesse irrealizzabili e poi garantirà solo chi è già garantito tagliando le tasse ai ricchi e promuovendo condoni».

Potrebbe essere la destra a esprimere la prima donna presidente del consiglio in Italia. Non la fa arrabbiare?

«Guardi, Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni hanno votato contro tutta una serie di proposte a favore delle donne. Un esempio: hanno votato contro la legge sulla parità uomo-donna. Oppure vogliamo parlare della situazione nella Marche dove il presidente è di Fratelli d’Italia e dove c’è una situazione inquietante sull’interruzione di gravidanza. Una leader donna che fa politiche maschiliste non è utile alle donne italiane».

Un aggettivo per definire Giorgia Meloni?

«L’aggettivo per definire Giorgia Meloni è incoerente. Rilascia interviste all’estero per apparire rassicurante con la stampa internazionale e, poi va ai comizi dei sui amici di estrema destra come Vox in Spagna e tira fuori tutto il repertorio di una destra vecchia e reazionaria, che vuole riportare i diritti in Italia a un secolo fa, compresi naturalmente i diritti delle donne».

Il suo vicesegretario Provenzano ha detto che anche nel Pd “la parola operai era scomparsa” e ha chiesto scusa. Si sente di chiedere scusa anche lei?

«Peppe Provenzano ha pronunciato quelle parole davanti a una partecipatissima iniziativa della Fiom a Torino e questo mi sembra significativo rispetto alla volontà del Pd di tornare a confrontarsi. Quindi sottoscrivo quelle parole e aggiungo che abbiamo le carte in regola per parlare in quella sede, perché già negli ultimi anni abbiamo dato segnali forti: penso al blocco dei licenziamenti durante l’emergenza Covid che abbiamo voluto e che la destra contrastava o all’estensione degli ammortizzatori sociali in settori dove prima non c’era. Non siamo come Salvini, che si limita alle passerelle a favore di telecamere davanti ai cancelli di Mirafiori».

E con che proposte oggi vi sentite di chiedere fiducia agli operai e i lavoratori?

«Sul lavoro abbiamo proposte chiare e nette: salario minimo, ritorno al tempo indeterminato come contratto principale, lotta alla precarietà, fino a una mensilità in più per i redditi medio-bassi per far fronte all’aumento dei prezzi. Poi un intervento che sappiamo essere molto sentito sulle pensioni, dopo il fallimento di quota 100. Favoriremo una maggiore flessibilità nell’accesso alla pensione, a partire dai 63 anni di età. Aumenteremo il valore e allargheremo la platea dei beneficiari della quattordicesima per tutelare i pensionati alle prese con le grandi difficoltà del carovita. Consentiremo l’accesso alle pensioni a condizioni più favorevoli per chi ha svolto lavori gravosi o usuranti, anche rendendo strutturali Ape sociale e Opzione donna. E introdurremo una pensione di garanzia che stanzi fin da subito le risorse necessarie a garantire una pensione dignitosa a giovani e meno giovani che hanno carriere lavorative discontinue e precarie».

Se andrà al governo, pensa di convocare i vertici Stellantis per capire cosa vogliono fare davvero in Italia?

«Certamente sì. Quando parliamo di una grande azienda come Stellantis, strategica per l’economia del paese, parliamo di politiche industriali e di posti di lavoro».

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Giubileo - Casa funeraria
Precedente
Successivo
Precedente
Successivo