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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Non sempre c’è un “lieto fine”

In questa brutta favola moderna si potrebbe cominciare così: «C’era una volta un Paese tagliato in due, da una parte i politici perditempo e dall’altra la gente con le pezze al sedere per colpa degli speculatori». Ma di favola c’è poco nella fotografia di un’Italia, Torino compresa, che vive sotto scacco degli aumenti incondizionati sui generi di prima necessità. Sempre che accendere la luce o riscaldare l’alloggio facciano parte di queste esigenze. A raccontarlo non sono le solite statistiche, ma le lettere degli amministratori di condominio e le conseguenti bollette alle famiglie. Il tutto preceduto da una frasetta maligna: «Per fattori indipendenti dalla nostra volontà…» e poi giù con cifre che pesano quanto una condanna. Quella che arriva in questi giorni bollenti di luglio è la richiesta del conguaglio delle spese per il riscaldamento dell’inverno scorso. Una mazzata che di fatto raddoppia i costi, visto che è pari alla somma di tutte le rate già versate. Non si salva nessuno, neanche chi abita nelle case popolari. E qui, se posso permettermi, la beffa sta nella rateizzazione dell’aumento. Una bolletta al mese, per 12 mesi, ben sapendo che chi la riceve non sarà in grado di saldare il conto. E allora a chi concorre a scrivere questa brutta favola, viene da ricordare che non sarebbe questo il momento di minacciare, come fanno i grillini, di far cadere il governo, o di lanciare nell’arena di Montecitorio lo jus scholae (come fa il Pd) mentre invece si dovrebbe lavorare compatti per evitare al Paese brutti scossoni. Un gioco pericoloso quello dei partiti che cercano di portare a casa una bandierina da sventolare in una campagna elettorale che sentono sempre più vicina. Conosciamo tutti il gioco di ruolo: si vuole il vitalizio a tutti i costi e delle difficoltà di chi domani dovrebbe andare a votare, importa troppo poco. Fatte le dovute eccezioni, la favola non ha un bel finale.

stefano.tamagnone@cronacaqui.it

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