andré aciman l'ultima estate
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AL CIRCOLO DEI LETTORI

«Non scrivo mai “ti amo” perché all’amore non serve. Ti chiama col suo nome…»

André Aciman con “L’ultima estate”
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André Aciman è uno scrittore d’amore che non usa la parola “amore”. Come se non ce ne fosse bisogno. «L’intimità tra due persone – ha detto l’autore di “Chiamami col tuo nome” in una recente intervista all’Huffington Post -, quando è candida ed esiste, di qualsiasi natura essa sia, senza vergogna, remore ed esitazioni, è la cosa più bella che possa esistere, sentirsi vulnerabili e aperti alle altre persone: forse è tutto questo che potrei chiamare amore, ma quella parola non la uso. Perché dicendo “amore” o “amo”, quasi sempre si rischia di ridurre tutto all’ovvio e quel sentimento è tutto tranne che questo. Non è transitorio: è la vita ad esserlo». La vita è transitoria, o meglio: può esserlo una vita, tante vite possono invece tornare, intrecciarsi nuovamente. E l’amore potrebbe nascere dalla feroce indifferenza, dall’ostilità non repressa che diventa così fisica, così intensa da mutarsi in amore, in carnalità, in una muta tenerezza in cui uno dei due può dire «sto gelando» e l’altro accoglierlo a sé per riscaldarlo.

Non si può andare oltre, però, per non svelare troppo del nuovo libro di Aciman, “L’ultima estate” (Guanda, 16 euro), a quindici anni da quel “Chiamami col tuo nome” che, grazie anche al film di Luca Guadagnino, ne ha fatto un autore bestseller ma lui dice «gli devo tanto, ma ora basta con Elio e Oliver». Lo scrittore statunitense (ma di origine egiziana e che da ragazzo ha vissuto a lungo anche in Italia) è l’ospite di domani del Circolo dei Lettori, per dialogare con Elena Stancanelli, alle 18. Un appuntamento virtuale, su Facebook o su www.circololettori.it, come ormai sembrano essere tutte le nostre esistenze da un anno a questa parte. «Ormai esco solo per fare un giro in bici a Central Park o fare la spesa» confida Aciman ai giornalisti che lo raggiungono via Zoom nell’appartamento di Manhattan dove vive con la moglie e da cui “esce” solo in via virtuale per continuara a insegnare letteratura comparata all’università.

In “L’ultima estate” c’è ancora (o forse c’è di nuovo?) una vita piena: sulla costiera amalfitana, tra il mare e il profumo dei limoni, un gruppo di giovani americani si concede una sosta piacevole nel proprio viaggio a causa di un guasto alla barca. Nell’hotel fanno la conoscenza di un ospite particolare, Raul, di origine peruviana, sessantenne distinto e misterioso. Il suo tocco della mano guarisce uno di loro da un infortunio alla spalla e questo, immediatamente, è lo spunto per entrare in confidenza con il gruppo, ma soprattutto per stupire tutti con rivelazioni incredibili: Raul pare possedere doti profetiche, sembra conoscere tante cose dei giovani che ha di fronte, soprattutto degli altri loro «io», che si tratti di reincarnazioni, nomi di battesimo cambiati, gemelli fagocitati nell’utero. Chi è davvero Raul? Imbroglione o santo? «Raul è un uomo di una certa età che ha avuto tante esperienze e ha questo dono di capire la trasmigrazione delle anime» dice Aciman. Margot, che lui chiama Maria, è colei che lo affronta, ma è anche quella che lo avvicina di più: insieme i due proveranno emozioni inebrianti in spiagge deserte, nelle stanze di un’antica villa, fino alla verità che emergerà, profonda, come l’amore autentico, quello che si può perdere e prima o poi ritrovare, anche dopo anni, persino secoli. E in un viso, troppo giovane o troppo anziano, troverai ciò che aspettavi o che dovrai ancora aspettare. Oltre l’amore.

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