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Cronaca
IL CASO

«Non erano bande e sono giovanissimi»: il giudice scarcera quasi tutti i predoni

Secondo il gip il reato contestato dalla procura non regge: «Non è stata devastazione e saccheggio»

Sono stati tutti scarcerati, tranne sette, i giovani che diedero l’assalto ai negozi del centro la sera del 26 ottobre, e che approfittarono degli scontri tra i manifestanti contro il lockdown e le forze dell’ordine per spaccare vetrine e arraffare merce preziosa. Lo ha deciso il gip Agostino Pasquariello, che non ha convalidato i 22 fermi della procura. Per il gip i maggiorenni che rubarono 300mila euro di refurtiva non sono responsabili di devastazione e saccheggio, ma soltanto di furto.

La squadra mobile, coordinata dai pm Paolo Scafi e Giuseppe Drammis, aveva ricostruito, in quattro mesi di lavoro, tutti i dettagli del caos che i 37 vandali (di cui 13 minorenni) fecero in città, creando danni non solo alle boutique, ma alle strade, alle fioriere, ai bidoni dell’immondizia, alle bici e ai monopattini.

«Non si condivide la qualificazione giuridica dei fatti operata dal pubblico ministero – premette il gip – per la seguente ragione: è fatto notorio che in occasione della manifestazione si siano verificati episodi di violenza. E di scontro con le forze dell’ordine ad opera di una frazione di partecipanti. La cognizione di questo giudice è tuttavia limitata ai fatti storici analiticamente indicati nei singoli capi di imputazione e specificatamente imputati a ciascun indagato». Per il gip i membri delle baby gang arrivate dalle periferie per depredare le boutique non vanno considerati esponenti di “bande” ma “singoli”. «Trattasi – rimarca Pasquariello – di singoli episodi di aggressione perpetrati da singoli indagati, puntualmente e di volta i volta individuati, in danno di singoli negozi, anch’essi di volta in volta puntualmente individuati. Nessun altro fatto è allegato né investigato dagli inquirenti. Ogni ulteriore valutazione è pertanto esclusa dal giudicante». Non solo. Secondo il gip, che ha ordinato per otto gli arresti domiciliari e per altrettanti il divieto di dimora nel Comune di residenza con obbligo di presentazione alla pg, va tenuto in considerazione che i fermati (ormai ex) sono “giovanissimi”. Nonostante sia «evidente la gravità dei fatti, per la sua eccezionalità e sproporzionatezza rispetto all’ipotetico fine criminale», e nonostante vi sia un «quadro di personalità allarmante in relazione a tutti gli indagati, in quanto hanno tutti manifestato inclinazione alla violenza, disprezzo dei valori basilari della convivenza civile». Eppure la squadra mobile aveva documentato come molti di questi giovani avessero pagine di precedenti polizia. Nemmeno le intercettazioni della polizia, che ascoltò gli indagati dire che stavano per imbarcarsi per la Germania, la Francia, l’Egitto o la Bosnia, sarebbero prove del pericolo di fuga per il gip, che scrive: «Irrilevante la circostanza che molti di essi siano stranieri» e, sulle telefonate in cui si parla si scappare all’estero, per il giudice «trattasi di conversazioni dal contenuto generico e non valorizzabile ai presenti fini».

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