mamme parto torino
Cronaca
Il racconto di tante che hanno partorito nel torinese

«Non dormivo da giorni, non mi hanno aiutata»: la rabbia delle mamme

Cresce il movimento di donne che denuncia la solitudine e la mancanza di sostegno nel post parto

È partito come un sussurro. Un misto di paura e senso di colpa. «Poteva succedere a me». Poi, voce dopo voce, ha acquisito forza e si è trasformato in un grido quasi unanime di dolore. Sono le neo mamme di Torino e provincia a parlare e a raccontare i primi giorni post parto in ospedale come momenti pieni di solitudine e sofferenza. «Non avevo il tempo di lavarmi. Mangiavo quando potevo. Ho chiesto supporto psicologico, ma nulla di ciò che dicevo sembrava colpire chi mi stava intorno. Tutti sanno. Noi soffriamo». Così Arianna, che nel giugno del 2022 ha messo al mondo due gemellini. «I cinque giorni post partum sono stati i peggiori della mia vita» racconta la donna. «Ho chiesto le dimissioni per sentirmi salva e aiutata. Li dentro stavo crollando» aggiunge. «Ricordo che non vedevo l’ora di essere dimessa per tornare a casa e poter dormire» le fa eco Sabrina Zanini, 31 anni, mentre tiene in braccio il suo piccolo Vittorio Milo, un fagottino di 11 mesi. «In ospedale dormire è quasi impossibile – va avanti -. Soprattutto se ci sono bambini che piangono oltre il tuo e mamme in travaglio nelle stanze vicine. La privazione del sonno è terribile. Ricordo una profonda stanchezza e un senso estremo di solitudine». E ancora: «Facevo fatica a stare in piedi e a camminare per i punti del cesareo. Non mangiavo da 36 ore» aggiunge, ma si sente ugualmente fortunata. «Sarebbe potuto succedere anche a me di addormentarmi e di schiacciare il mio piccolo». Ha lo stesso sapore amaro della fatalità scampata il racconto di Elisa: «Dopo il parto sono crollata un paio di ore, durante le quali ero talmente stanca che non mi sono resa neppure conto che la bambina piangeva disperata. È stata la mia vicina di letto a svegliarmi». E così anche Lucrezia: «Per tre giorni io e mia figlia siamo state sempre sole in stanza in un letto singolo, alto e senza sponde, con una cicatrice dolorante che mi limitava i movimenti, gli accessi venosi, la pressione bassissima e tutta l’insicurezza che contraddistingue quei primi momenti. In quei giorni nessuno si è mai offerto di tenere la piccola per farmi riposare, per permettermi di lavarmi o andare in bagno o mangiare per rimettermi in forze». La notizia del neonato di Roma morto soffocato in ospedale durante l’allattamento al seno della madre ha avuto risonanza nazionale e ha spinto molte donne a uscire allo scoperto e a raccontare il loro dolore. «Ho passato giorni d’inferno, non ho mai visto tanta disumanità» racconta Michela. «Nessuno mi aiutava, nemmeno per allattare. «La prima notte dopo il parto mi hanno lasciato da sola con la bambina appena nata in stanza» racconta la giovane donna, al suo primo figlio. «Ero immobile con la flebo e ancora frastornata dall’anestesia – aggiunge -. Mi hanno lasciato la piccola sul petto. Un attimo di distrazione e la bambina sarebbe caduta a terra». Il sommerso emerge con forza e le neo mamme denunciano anche una mancanza di formazione durante i corsi pre parto. «Altro che procedure, regole e protocolli, si improvvisa» spiegano Alice e Camilla. «Si spera di trovare un pediatra che risponda al telefono». rimarcano. «Non stiamo dicendo che ostetriche e infermieri non siano validi e non facciano il proprio lavoro» precisa Valentina Viecca, mamma di Raul, «ma sono troppo pochi rispetto al numero di partorienti e di bambini. Il sistema non dovrebbe prevedere che le neo mamme siano sole per due o tre giorni dopo un parto».

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