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Il Borghese

Non disturbate il manovratore

Sembra paradossale che la chiusura del cuore della città si chiami “Torino centro aperto”. Eppure è così che la giunta pentastellata ha battezzato la rivoluzione della Ztl che scatterà dal prossimo anno. Un divieto di accesso lungo dodici ore, a fronte delle attuali tre. Un cambiamento mica da poco. La filosofia è ridurre il passaggio nudo e crudo (magari c’è ancora chi crede che tagliare per il centro sia una scorciatoia…) per mettere insieme transito e sosta, come a dire che se parcheggi (e paghi) è perché avevi realmente necessità di andare in quella zona. E ovviamente tariffe e permessi sono legati a quanto inquinano i veicoli: per dire, le auto elettriche entreranno gratis. Modello Milano, dove peraltro hanno esteso i divieti a quasi tutta la città, con le immaginabili polemiche. Qual è la differenza? Probabilmente che Milano ha cinque linee di metropolitana e noi una sola, neppure completa. E che per inciso non attraversa il centro. I commercianti, come è facile immaginare, non le hanno mandate a dire alla sindaca e agli assessori. La sensazione è quella di non essere stati non solo interpellati, ma neppure presi in considerazione, come se le proteste degli ultimi mesi fossero soltanto un fastidioso rumore di fondo. «Lasciateci lavorare» pare l’atteggiamento. Sempre bizzarro da chi predica di democrazia partecipata e poi razzola all’insegna del «non disturbate il manovratore». Che deve essere lo stesso che, in un’ottica di razionalizzazione o come altro era stata definita a suo tempo, ha di fatto tagliato una lunga serie di corse di mezzi pubblici (avete mai provato ad aspettare un tram di sera? Certo che l’avete provato, chi siede in giunta, forse, no). Mi chiedo solo una cosa: dove finiranno le auto “espulse” dal centro? Avremo un “effetto piazza Baldissera” su scala cittadina?

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