Non ci si annoia mai

Un bel giorno avremo un Salone del libro senza polemiche, senza spettri di carattere finanziario, con il pubblico che tirerà un sospiro di sollievo, pensando che potrà dedicarsi solo ai libri e agli incontri. Ogni volta che parte nella bufera, il Salone arriva in gloria. Deve essere parte del suo Dna. Questa volta qualche errore c’è stato, eccome. Nei tempi e nei modi di certe comunicazioni ed esternazioni, forse. Ma neppure il fantasioso dei romanzieri potrebbe immaginare che Appendino e Chiamparino, dopo la «scelta politica» sulla questione Altaforte, scarichino il direttore del Salone, Nicola Lagioia. Proviamo allora a immaginare una ipotetica edizione senza manco una polemica: magari allora si tornerà a discutere degli spazi relax che sono sempre troppo pochi, dei luoghi dove mangiare (i turisti cercano “specialità”, quasi tutti i visitatori in ogni caso gradirebbero prezzi più bassi perché 1,50 euro per mezzo litro di naturale pare un filo eccessivo…), delle possibilità per i piccoli editori di chiudere in attivo (sì, i grandi editori sono sempre contenti e questo rallegra gli organizzatori ma non esistono solo loro), e anche delle cose belle che sono passate un po’ in secondo piano (come la decisione di rendere finalmente visibile la vendita di un merchandising dedicato, vuoi vedere che stiamo imparando?). Ma non è che poi finiremmo con l’annoiarci?

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