stabilimento mirafiori
Il Borghese

Non ci sarà un piano B

I sindacati e i lavoratori tornano davanti ai cancelli della fabbrica. Uno scenario che non si presentava da molto tempo. Ma questi, si sa, non sono tempi normali. Mentre si esce lentamente dall’emergenza pandemica – così ci dicono -, bisogna tornare a occuparsi dell’emergenza lavoro e del futuro della fabbrica per eccellenza, ossia Mirafiori. Il gigante di un’epoca che non torna più non ha ancora un futuro definito, nonostante i vari piani industriali di cui abbiamo avuto notizia nel corso degli anni.

Appare irrealistico che si possa tornare a produrre 200mila vetture all’an no – la cifra che garantirebbe la piena occupazione di tutti gli addetti, dicono dalla Fiom -, perché il problema sarebbe di venderle quelle vetture. E con esse tutte quelle prodotte negli altri stabilimenti del colosso Stellantis. Compreso quello di Cassino, destinato a una rivoluzione produttiva nel segno dell’elettrico che potrebbe, ironia della sorte, diventare il rivale di Mirafiori per l’allestimento della gigafactory delle batterie.

Anche se, e questo può rassicurare, non basterà una sola gigafactory, occorreranno altre fabbriche di batterie per le richieste future di un mercato che, nel giro poco più di un decennio, si immagina tutto nel segno dell’elettrico. La vecchia Fiat ha perso tempo, non solo per colpa dei suoi vertici, in passato. Ora di tempo non ce n’è più. Tavares, il nuovo timoniere, si sta preparando a rivelare i suoi piani, a presentare la sua strategia. Che potrebbe anche essere una pillola amara. Soprattutto perché difficilmente avrà un’al – ternativa, un piano B. E certo non sarà la politica a poter esercitare pressioni. Anche per quelle, ormai, è troppo tardi.

andrea.monticone@cronacaqui.it

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