Lit
Il Borghese
L’ANALISI I rincari folli fermano i cantieri e i lavori tra appalti deserti e proteste dei fornitori di servizi

Non ci dicono mai la verità

Le speculazioni fanno saltare gli appalti e oggi scatta lo sciopero della biancheria

I nodi vengono al pettine. Dopo mesi di chiacchiere e di lamenti sul prezzo del gas, sull’energia schizzata alle stelle e sulle materie prime che in qualche caso hanno triplicato il listino prezzi, si cominciano ad avverare le profezie più nefaste. E quelle parole di Draghi, “Non siamo in un’economia di guerra ma dobbiamo prepararci” pronunciate ormai tanti mesi fa, oggi assumono significati ben precisi. La bolla speculativa che ha investito l’occidente e l’Italia in particolare, scopriamo che non deriva solo dalla guerra, ma dai grandi trust che governano l’acciaio, il petrolio, la carta, i nuovi materiali indispensabili ai semiconduttori, l’alluminio e via discorrendo fino ad arrivare alla nostra tavola sta modificando la nostra vita.

E minaccia il futuro, i grandi progetti come il Parco della Salute, i cantieri autostradali, i viadotti, forse la Tav che arranca ancora tra violenze e ritardi. E i servizi, quelli indispensabili di una mensa scolastica, le forniture di biancheria e le pulizie per gli ospedali, i trasporti urbani ed extra urbani. E poi i treni e gli aerei che già quest’estate hanno bloccato mezza Europa. Un elenco interminabile di problemi che si aggiungono a quelli che le famiglie vivono dentro casa propria. Con bollette, conguagli, caro scuola e una borsa della spesa che diventa sempre più leggera. Come il portafoglio che si svuota.

Qui accanto parliamo del progetto del Parco della Salute che dovrebbe sorgere sull’ex area della Fiat Avio e che dopo anni di promesse riparte da zero o quasi per rifare i propri conti. O quasi. L’aumento dei materiali è il responsabile di un complesso iter di verifica tra le istituzioni (Regione, Comune, Prefettutìra, Università, Politecnico e Città della Salute) e le imprese che hanno aderito al bando. Facile capire, pur senza responsabilità dirette dei protagonisti pubblici e privati, che la questione si dilaterà nel tempo. Con il rischio concreto che accada quello che è successo a Novara dove il bando per la costruzione della nuova Cittadella degli ospedali è andato semplicemente deserto. Stessa sorte di quello lanciato per la ristrutturazione delle gallerie della Variante di Porte di Pinerolo. Quelle stesse costruite in fretta, furia e chissà che altro per le Olimpiadi invernali del 2006 e che oggi cadono a pezzi.

Intanto a preoccupare di più è la sanità che soffre, e fa soffrire tutti suoi fornitori che le gare le hanno già vinte perché garantire un servizio al prezzo pattuito magari anni fa, ora è impossibile. L’esempio calzante è quello delle Molinette alle prese con gli effetti concreti proprio sui servizi dati in appalto. Oggi, infatti, la Lit, storica società che fornisce biancheria alla Città della Salute, passerà dalle parole ai fatti, consegnando «soltanto il minimo indispensabile ai reparti» dell’ospedale. L’amministratore delegato della società, Edoardo Cornaglia, aveva chiesto di rivedere le tariffe a causa delle bollette dell’energia decuplicate, ma non avendo ricevuto risposte, aveva annunciato lo stop.

«Scr, la società di committenza che ha indetto la gara – spiega l’imprenditore – ci ha convocato per un incontro il 19». Ma intanto, lo sciopero va avanti. Con tutti i rischi del caso, compresa la possibilità di una contestazione dell’in – terruzione di pubblico servizio. «Consegneremo la biancheria per le attività indispensabili, ma niente di più». E siamo al muro contro muro da cui speriamo si giunga ad una soluzione, anche se fatichiamo a immaginare quale. Perché anche gli ospedali, comprese le prestigiose camere operatorie dei trapianti che sono il fiore all’occhiello del Piemonte, sono strangolati dagli aumenti folli delle bollette.

Ma tutto resta sotto traccia nel doveroso rapporto con i cittadini. Non ne parla il Governo, non ne parlano i partiti che già faticano a concordare sugli aiuti di Stato, affidati ancora una volta al premier uscente Mario Draghi. Eppure è un diritto sapere quali problemi ci riserva il futuro, senza ridurre tutto al valzer delle bollette, mentre serpeggiano promesse di una vita migliore. Che, fatti alla mano, paiono davvero un miraggio lontano.

beppe.fossati@cronacaqui.it

stefano.tamagnone@cronacaqui.it

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo