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Buonanotte

Noi baby boomers

La mia generazione (parlo di chi è nato subito dopo l’ultima guerra e ha vissuto a Torino) è andata all’asilo portandosi da casa il panierino con il pranzo e la merenda perché le suore davano solo la minestra, nei piatti di alluminio incastrati nei buchi rotondi del tavolo. Alle elementari andavamo a scuola a piedi, facendo più isolati, ma era nulla al confronto dei chilometri che facevano i nostri coetanei campagnoli.

I maschietti avevano il grembiulino nero, le bimbe bianco, entrambi col fiocco azzurro al collo. Classi separate, s’intende. Dalla terza in poi per i maschi c’era la maglietta blu con i pompon. Abbiamo imparato a scrivere facendo pagine e pagine di aste ) con la penna intinta nel calamaio. Ogni macchia un votaccio. Come corredo tecnico il portapenne, il quaderno a righe e quello a quadretti. Come libri solo il sussidiario e il libro di letture. Come insegnante un solo maestro (o maestra) che ci insegnava tutto, compresa l’educazione.

Nelle medie abbiamo conosciuto il diario, i tanti libri, la cartella (lo zainetto era sconosciuto) gli orari e i professori divisi per materie. Al ginnasio e al liceo la cartella era sostituita da una cinghia di gomma che teneva stretta la pila di libri. Libri che compravamo usati, cercando di tenerli bene per poterli rivendere l’anno dopo in piazza Carlo Alberto, dove c’era il mercatino autunnale, o all’Ebreo.

All’università pagavamo il papiro ai goliardi anziani, che poi però ci passavano le dispense e la sera ci insegnavano a bere e cantare nelle piole. Quando ci ripenso e faccio i paragoni con gli scolari d’oggi, trovo che non siamo poi venuti su tanto male, nonostante tutte quelle torture. Cin cin, cari coscritti.

collino@cronacaqui.it

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