così non schwa
Libri
IL DIBATTITO

No, così non “schwa” bene: «L’italiano è già inclusivo senza modifiche artificiali»

Andrea De Benedetti e l’uso forzato della vocale “neutra”

Quando quel bambino si inventò la parola «petaloso», e pensò addirittura di chiedere un parere all’Accademia della Crusca, gli venne risposto che non basta che una parola sia “corretta” secondo alcuni standard, ma perché esista, deve essere parlata da un numero ampio di persone. Perché, alla fine, la lingua la modificano i parlanti, non gli scriventi, tantomeno i letterati che sciacquino o meno i panni in Arno, figuriamoci la Crusca! E questo dovrebbe saperlo anche Vera Gheno, da linguista e traduttrice: se non elemento non è “parlabile”, la lingua non si modifica. E questo vale anche per lo schwa.

Lo schwa, per fare un riassunto delle puntate precedenti, è quella “e” rovesciata dall’ipotetico suono neutro che dovrebbe rappresentare il nuovo linguaggio inclusivo, una vocale che evita che molti plurali vengano declinati solo al maschile o che escluda i non binari. E attenzione: non è una questione banale, questa. Anche se il dibattito, da culturale che sarebbe dovuto essere, si è trasformato prima in polemica e poi in rissa (specie sui social). Ammettiamolo pure: da una parte e dall’altra ci sono gli ultras, da Michela Murgia e Chiara Tagliaferri che scrivono un intero libro usando lo schwa, allo storico Alessandro Barbero che firma una petizione su internet per abolirlo.

La petizione l’ha firmata, pentendosene subito, anche Andrea De Benedetti, giornalista e insegnante di liceo, ma soprattutto linguista. Che, con sprezzo del pericolo, ha deciso di dedicare a un dibattito che non si è ancora placato un agile libretto: “Così non schwa” (Einaudi, 12 euro), con lo scopo «di rimuovere le incrostazioni retoriche e cognitive che inquinano il dibattito, di spostare la prospettiva dai significanti ai significati, dal testo al contesto, di fornire una mappa alternativa per affrontare il problema. Ben sapendo che le mappe sono fatte per orientarsi, non per indicare un unico percorso».

Insomma, la situazione è più complessa del dire «Chiara e Giorgio sono arrivati» oppure «Chiara e Giorgio sono arrivat*», quindi con l’asterisco come hanno provato a sperimentare per esempio al liceo Cavour, oppure con lo schwa, appunto. Al di là del napoletano, che lo possiede come suono, la lingua italiana non ha lo schwa e non conosce più da tempo il genere neutro, per questo declina al cosiddetto maschile sovraesteso o al maschile non marcato (quando termini maschili hanno indicazione generalista, come «uomini» per «esseri umani», «dottori» per laureati e laureati e via dicendo). E se è difficile pronunciarla, è difficile riuscire a scriverla – lo confesso: in questo articolo non la troverete perché la mappa caratteri del nostro sistema editoriale non la riconosce, mi metterebbe un pallino nero – come può entrare nel parlato comune? Perché la nostra lingua è principalmente parlata e qui, avvisa De Benedetti, sta la sua inclusività, perché anche un analfabeta può parlarla, può comunicare. Tutte le variazioni, le modifiche nel tempo hanno obbedito al «principio di economia», ossia la tendenza dei parlati a razionalizzare gli elementi della lingua per comodità, per semplicità. L’introduzione di un nuovo fonema, o addirittura la riesumazione del genere neutro, risulterebbe difficoltosa per gli anziani, ma anche per gli stranieri che devono apprendere la nostra lingua spesso provenendo da idiomi che la differenza di genere non ce l’hanno. «Non suona quantomeno incoerente una soluzione che per includere una minoranza ne esclude un’altra non meno discriminata, e oltretutto molto più numerosa?». Inoltre, il significante (ossia lo schwa) sarebbe dominante sul significato? Ossia, il parlante sarebbe identificato solo da questo uso anziché dalle altre sue caratteristiche? Così uno scrittore: si baderà alla trama o all’uso inclusivo o meno della sua lingua? A meno che – opinione mia – il suo sia solo un trucco di marketing per mascherare la povertà dell’ispirazione e del lessico.

COSÌ NON SCHWA
Autore: Andrea De Benedetti
Editore: Einaudi
Genere: Saggistica
Prezzo: 12 euro

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Giubileo - Casa funeraria
Precedente
Successivo
Precedente
Successivo