Politica
L’intervista della settimana

«No a elezioni anticipate. E per il Quirinale servono competenza e serietà»

Stefano Lo Russo, sindaco di Torino

Una grande scrivania in legno scuro, su cui troneggia il portatile nero. Di lato, il telefono fisso del Comune e una caraffa d’acqua. Non c’è nient’altro sul tavolo di lavoro del sindaco Stefano Lo Russo. Eppure è da quella scrivania che passano tutti i dossier più importanti per il futuro della città. «È un lavoro impegnativo», ci confida al termine di una chiacchierata, in cui racconta dei prossimi progetti da mettere in campo, a partire dal “Piano anagrafe”, da anni vera spina nel fianco dei torinesi.

Sindaco, come sta? Sono passati due mesi dal giorno dell’insediamento. Si è pentito?

«No, assolutamente no. Sono stati mesi impegnativi, non lo nego, ma è stato un avvio positivo. C’è un buon clima di squadra e tanta voglia di fare».

E con il Partito come va? Ha sentito Letta?

«Sicuramente i contatti con Letta sono frequenti, ma in questo momento io devo occuparmi di Torino. Ho ricevuto questo mandato e la mia priorità massima è questa. Comunque seguo con attenzione e sono pronto a dare una mano anche sul fronte nazionale».

Qual è stata la prima difficoltà che ha incontrato entrando a Palazzo Civico?

«Quando c’è un cambio di amministrazione c’è sempre anche un cambio di stile nella gestione della macchina comunale, quindi è inevitabile un periodo di assestamento. Soprattutto quando si è in così forte discontinuità politica rispetto al passato».

È vero che raccomandava ai suoi di tenere un “profilo basso”?

«Non si tratta di tenere un profilo basso, ma di dare importanza alle cose che si fanno. Credo che oggi i torinesi si aspettino un’amministrazione che lavora tanto e parla quando ha cose concrete in mano».

C’è stato fin da subito uno scontro con le opposizioni in Sala Rossa. I consiglieri delle minoranze hanno lasciato l’aula al momento del voto sulle sue linee programmatiche. È solo l’inizio?

«Rispetto la scelta delle minoranze, ma non la condivido. Secondo me hanno perso u n’occasione. Dopo una campagna elettorale lunga e corretta, non ho capito la strategia di bombardare di emendamenti il programma uscito vincitore dalle urne. Mi è sembrato poco rispettoso».

Il suo avversario, l’imprenditore Paolo Damilano, ha fatto sapere di aver assunto alcuni lavoratori ex Embraco? Cosa ne pensa?

«Spero che possa essere seguito da altri imprenditori che hanno la possibilità di fare lo stesso».

Quindi lo ha apprezzato?

«Non compete a me esprimere un giudizio. Ma guardo alla concretezza delle cose: alcuni lavoratori grazie a questo gesto avranno un futuro e questo mi sembra apprezzabile».

Pochi giorni dopo il suo insediamento c’è stato un attacco hacker che ha bloccato molti computer del Comune. Ora la situazione è sotto controllo?

«Sì. L’allarme è rientrato, ma è chiaro che c’è una vulnerabilità di fondo. L’attacco ha bloccato per giorni tutti i servizi informativi del Comune, aggravando situazioni già critiche, come quella del servizio anagrafico».

Ecco, parlando di anagrafe, aveva promesso di riaprire delle sedi decentrate. Quanti mesi dovremmo aspettare?

«L’assessore Francesco Tresso sta conducendo un’analisi estremamente approfondita sia sui carichi di lavoro, che sui meccanismi di efficientamento del rilascio delle carte d’identità. Credo che entro il mese di gennaio verrà definito un Piano per abbattere le code e gli arretrati, da un lato, e per metterci in condizione di gestione ordinaria, dall’altro».

Via Genova. C’è già chi la definisce “la nuova Thyssen”. Lei come sindaco cosa farà per evitare che tragedie come queste possano verificarsi?

«Un sindaco ha il dovere di adottare, per quello che gli compete, tutti i criteri per evitare che i lavori pubblici possano essere insicuri per i lavoratori e attivare i relativi controlli. E poi deve tenere alta l’attenzione politica su questo punto».

L’ultimo anno ci ha insegnato che anche i sindaci finiscono a processo. Cosa ne pensa del rapporto tra politica e magistratura?

«Sono convinto che può essere virtuoso se impostato nel reciproco rispetto di ruoli e prerogative. Oggi l’ordinamento non aiuta né il lavoro degli amministratori e nemmeno quello dei magistrati».

Cosa andrebbe cambiato?

«Credo che un maggior grado di discrezionalità in campo alla magistratura, relativamente a quelli che sono gli effettivi reati da perseguire, potrebbe essere utile. Specie in molti casi che si concludono o in assoluzioni o archiviazioni».

Non teme la cosiddetta “giustizia a orologeria”?

«Non credo che ci sia una “giustizia a orologeria”, ma credo che tutti debbano rendersi responsabili dei ruoli pubblici che rivestono. Amministratori, magistratura e anche gli organi di informazione, che in molti casi conducono vere e proprie campagne politiche».

A questo proposito, alcuni ex consiglieri del Movimento 5 Stelle sottolineano il fatto che la stampa locale sia più “amica” di questa amministrazione rispetto al passato. Mi riferisco alle operazioni di sgombero dei senza fissa dimora del Palazzaccio e di come è stata comunicata la notizia dell’allontanamento dei clochard.

«I Cinque Stelle che fanno dichiarazioni di questo genere mi sembrano in stato confusionale, ma del resto non è la prima volta che attribuiscono agli organi di informazioni supposti torti subiti. Nel merito poi, per le operazioni di piazza San Giovanni l’approccio che abbiamo seguito è sostanzialmente diverso rispetto a quello che fu adottato dall’amministrazione precedente».

Con il governatore Alberto Cirio ha instaurato da subito un buon rapporto di dialogo? Avete creato una cabina di regia per gestire i fondi dell’Europa. Possiamo dire che si stia ricreando lo stesso modello del “Chiappendino”? Vorremmo essere i primi, nel caso, a coniare un neologismo. Magari “Cirusso”. Oppure “Ciriolo” (Neppure un sorriso).

«Come sindaco ho rapporti istituzionali con gli enti con cui mi relaziono, ma non amo personalizzare. In questo momento i tavoli di confronto sono positivi e mi sembra che ci sia una comune volontà di risolvere alcuni problemi e gettare le basi per il rilancio del territorio».

Il lavoro resta la priorità dopo il Covid. Basteranno i fondi del Pnrr per far rialzare Torino?

«Il problema principale oggi è quello di avere una macchina amministrativa in grado di mettere a sistema le risorse che derivano da fonti di finanziamento diverse. Evitando sovrapposizioni e sprechi. Poi queste risorse devono essere attivatori di processi che coinvolgono anche energie private. Su questo la sintonia con la Regione è molto buona».

Spazio, auto, turismo, giovani. Se dovesse sceglierne una priorità su cui puntare, su quale di questi asset scommetterebbe per Torino?

«Uno solo? Direi ricerca e trasferimento tecnologico nei settori industriali, sia per lo spazio che per l’auto. Cerco una risposta che sia la più inclusiva possibile perché in realtà tutte le vocazioni che sono state citate sono complementari nel disegno strategico della città».

Quirinale. Chi vedrebbe meglio a ricoprire il ruolo di Presidente della Repubblica dopo Mattarella? (Prudente…)

«Credo che il Presidente della Repubblica debba essere una figura in cui non solo i partiti, ma tutti gli italiani possano riconoscersi. Serve competenza estrema, serietà, rigore e visione del Paese».

Ha fatto l’identikit di Mario Draghi.

«Penso che Draghi abbia tutte queste caratteristiche, ma ho massimo rispetto delle dinamiche parlamentari e la nostra Costituzione, non a caso, attribuisce a quorum ampiamente qualificati la scelta. I nostri padri costituenti furono profetici e, già 70 anni fa, avevano capito Stefano Lo Russo nel suo ufficio che quella del Presidente della Repubblica è una figura che ha bisogno di maggioranze molto solide per essere eletta».

Se passasse l’opzione Draghi, non si rischia di andare a elezioni anticipate?

«Credo che tutto serva all’Italia in questo momento, salvo le elezioni anticipate. In un momento storico come questo, nel pieno di una crisi sanitaria, non mi sembra che ci siano le condizioni per fare una campagna elettorale per le elezioni politiche in primavera».

Il Covid torna a essere feroce, intaccherà la programmazione di eventi e manifestazioni in programma per il 2021? Penso all’Eurovision, ma potremmo citare anche il Salone del Libro.

«Mi auguro di no. Anche perché l’investimento in termini di energie è molto rilevante» Ha già fatto la lista di buoni propositi per l’anno nuovo? «Mi piacerebbe entro il primo semestre dell’anno completare l’impostazione generale dei prossimi anni e iniziare a programmare la stagione degli investimenti che si apre… Spero di essere all’altezza del compito che mi è stato dato».

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