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Niente pì tòte e madamin

Stanchi di decretare la lunghezza dei cetrioli e il calibro delle carote, i nostri bruxocrati (burocrati di Bruxelles) si sono buttati sull’eguaglianza di genere, razza e religione. Hanno addirittura un commissario all’eguaglianza, Helena Dalli. L’obiettivo finale sarà forse, un domani, l’obbligo di applicazione (si spera a spese Ue) di un pisello a tutte le donne e un paio di tette a tutti gli uomini. Circa la pelle si dividerà il corpo in zone e si lavorerà sui pigmenti per colorarle con le tinte mancanti: nero e giallo per noi bianchi, bianco e giallo per i neri, nero e bianco per gli asiatici. Intanto si batte sodo sul linguaggio e la sua correttezza politica. La parola d’ordine è: “nella comunicazione tutti devono essere riconosciuti e apprezzati indipendentemente dal sesso, razza o origine etnica, religione, disabilità, età o orientamento sessuale”. E così niente “periodo natalizio” ma “periodo delle vacanze”. Evitare nomi palesemente cristiani come Maria e Giuseppe. Mai dire signor Rossi o signora Verdi (peggio ancora signorina), ma solo Rossi o Verdi. Il fuoco non sarà “ la più importante invenzione dell’uomo” bensì “dell’umanità” (quindi 60 milioni di anni fa non si sono estinti i dinosauri ma la dinosaurità), e via con altre altre tavanate simili. Per ora non sono previste sanzioni contro chi disubbidisce, ma non si sa mai. Il “cat calling” (fischiare dietro una bellona o gridarle “ciao, gnocca!”) è già reato. La pacca fugace sulla natica (come quella che l’altro ieri allo stadio di Empoli un ultras viola ha dato a una giornalista Tv) è dipinta come uno stupro. A dissentire si viene bollati di sessismo, machismo e violenza. Sà, trapiantéme ‘ste pupe e fom-la finìa.
collino@cronacaqui.it

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