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Cronaca
LA GIUDIZIARIA

Nessun baratto sulla morte di Camilla: pista insicura, il giudice vuole capire

Il papà della bimba morta sugli sci: «Sarebbe stato un brutto messaggio per i nostri ragazzi»

«Quando ti muore una figlia sono poche, forse solo due, le cose che puoi fare. Morire dietro di lei oppure, in un certo senso, dedicarle la vita, con progetti a cui era legata». Sono le parole di un papà che non vuole separarsi da quella bimba stupenda, la sua Camilla, morta a nove anni per una caduta sugli sci lungo la via Lattea a Sauze d’Oulx. E che da quel 2 gennaio del 2019 vive e lavora per onorare il suo ricordo. Costruendo dei parchi giochi per bambini. «Luoghi sicuri, perché ai nostri ragazzi dobbiamo garantire innanzi tutto sicurezza».

Le parole scorrono via, al telefono, mentre lui sta rientrando a Roma con la moglie Arianna. Ieri a Torino avrebbe dovuto incassare, in tribunale, la beffa più atroce assistendo al patteggiamento dei vertici della Sestriere Spa. Quarantacinquemila euro per quella giovane vita strappata ai propri sogni e alla propria vita. Ma non è andata così. Il giudice Maria Francesca Abenavoli, dopo una lunghissima udienza, ha bloccato i patteggiamenti e ha rinviato a settembre “per tentare di vedere più chiaro in questa vicenda”. Un po’ di luce in in un tunnel oscuro. «Abbiamo capito che quel magistrato ha coraggio. E soprattutto che, almeno per ora quell’orribile messaggio verso i nostri ragazzi non è passato. Perché una giovane vita non può essere valutata così, come fosse un oggetto. E soprattutto perché i giochi, lo sport, il tempo libero devono essere vissuti in sicurezza. E su quella montagna la sicurezza non c’era».

Il cuore e la carta bollata non vanno d’accordo, lo sappiamo tutti. Ma quel gesto di voler approfondire, di vederci chiaro sulla pista dell’Imbuto e su quel frangivento di legno su cui Camilla si è schiantata, prima di precipitare per 50 metri lungo un dirupo, ha un valore. E merita i dovuti accertamenti. Intanto papà Francesco e Arianna vanno avanti con il loro progetto che si chiama “Il sogno di Cami”. Prima l’area giochi in largo Oriani a Roma, inaugurata davanti alla scuola dove la bambina avrebbe dovuto fare la prima media. Poi il grande parco divertimenti sulla Gianicolense con 1.500 metri dedicati ai ragazzi con ristoranti e diverse attrazioni. Infine, ma non sarà l’ultimo, il progetto di Villa Sciarra in cui Camilla giocava da piccina. «Con l’impegno – dice ancora Francesco – di pensare a qualcosa anche sulle vostre montagne…». Quasi un impegno per la vita strappare al degrado vecchi prati abbandonati per costruire aree protette, in nome di chi riposa lassù. Ma con un occhio vigile su chi con il turismo e con i tesori della montagna fa impresa ed ha il dovere di garantire sicurezza.

D’altra parte a far sorgere qualche sospetto non c’è solo la tragedia luttuosa di Camilla ma, nel 2018, la morte dell’ingegner Bonaventura nel 2018. Qualcosa che ha frenato i patteggiamenti di Luigi Giovanni Brasso, ai tempi presidente della Sestriere spa, di Alessandro Perron Cabus, l’ad e di Alessandro Moschini, responsabile della sicurezza delle piste. L’erede di Vittorio Salusso che, fino al 2015 lo aveva preceduto.

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