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Buonanotte
EDITORIALE DEL GIORNO

Nemini parcetur

È salito alle celesti piòle il mio fraterno amico Gabriele Bruyère, grande goliardo, Pontefice nel 1972, avvocato temuto, marito padre e nonno affettuoso, gran pescatore, cantore e chitarrista, generoso sempre. Direte: il solito necrologio. Ma come si può spiegare un’amicizia di ferro? L’affinità elettiva tra due spiriti sornioni e anticonformisti? Lo farò raccontando due scherzi fra i tanti che ci unirono. Una notte degli anni ’60 Lele mise una dozzina di trote vive nella vasca di Piazza CLN, e il pomeriggio seguente venne vestito da pescatore a ripescarsele tutte con la canna, tra gli sguardi attoniti della folla (“come, non lo sapeva? Le fontane di Torino sono piene di trote, arrivano da piccole lungo i tubi dell’acquedotto dal Pian Della Mussa, ma poi crescono e non riescono a tornare indietro perché non passano più attraverso le griglie…”). Inutile dire che il giorno dopo c’erano dei pescatori con le lenze vanamente immerse nella vasca. Geniale. Poi la burla che feci alle sue nozze, in Val Sugana. Ero testimone, e mi finsi cieco. Occhiali neri, bastone bianco, toc toc… Tranne Lele, la sposa Lucia e gli amici stretti (che assecondarono la burla, destinata ai paesani) nessuno mi conosceva. Neanche il prete, che a messa finita mi pose la mano sul registro senza accorgersi che firmavo “Zeus Renatus V”. Subito dopo mi inginocchiai davanti a lui: “Padre, mi benedica”. Appena l’ebbe fatto, gettai bastone e occhiali gridando “miracolo! ci vedo!” e corsi fuori fra lo sbigottimento dei montanari e le risate degli amici. Ma il bello fu quando arrivò il prete trafelato: “Tutti dentro! Il matrimonio non è valido! La firma è falsa”. Dovetti rifarla, ovviamente, ma di questo scherzo si parla ancora oggi, lassù. Ti amo, Lele.

collino@cronacaqui.it

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