Foto di repertorio (Depositphotos)
Cronaca
L’EMERGENZA Altri quattro anziani deceduti a Grugliasco

Nelle case di riposo i malati sono 1 su 2. A Nichelino 16 morti

Il 10% del totale delle vittime sono dentro le Rsa. L’opposizione in Regione: «Tragedia annunciata»

Ci si è messo pure il centralino guasto e numerosi parenti dei degenti della Rsa San Matteo di Nichelino, non sono stati informati per tempo di ciò che stava avvenendo all’interno della struttura. Dallo scorso 23 di marzo sono deceduti 16 ospiti, tutti per sospetto Covid 19. «Ma solo uno – ha sottolineato il sindaco della città Giampiero Tolardo – è stato dichiarato come positivo». Cioè il primo, per gli altri non ci sarà autopsia e la maggior parte dei defunti è già stata sepolta.

L’epidemia sarebbe cominciata dopo il decesso del primo anziano. Solo allora la casa di riposo ha provveduto a isolare gli ospiti che avevano avuto contatti diretti con lui. Troppo poco e, ciò che più conta, troppo tardi. Perché, anche alla San Matteo, come nelle altre residenze, i tamponi non sono stati somministrati quando di più sarebbe servito. Ne è la dimostrazione quanto comunicato ieri dalla Regione, cioè che nelle Rsa del Piemonte, sono 1.300 i positivi al coronavirus.

Infatti, su 3mila tamponi eseguiti negli ultimi giorni, tra ospiti e operatori delle residenze per anziani, finora, quasi uno su due è risultato positivo al Covid 19. E il numero di anziani contagiati in casa di riposo rappresenta oltre il 10% del totale dei contagiati. «Stiamo facendo i tamponi a tappeto nelle strutture con casi positivi – ha spiegato l’assessore alla Sanità Luigi Icardi -, inoltre abbiamo predisposto una task force di personale dalle Asl che va a verificare sul posto quelli che sono i pazienti da ospedalizzare, quelli che invece possono star lì con l’ossigeno».

Ma la novità più importante, probabilmente è quella che la Regione ha pensato per far fronte alla richieste delle associazioni di categoria che si sono trovate ad affrontare l’emergenza coronavirus con il personale decimato. «Partirà un bando – ha aggiunto Icardi – a supporto dei datori di lavoro delle case di riposo». Ma il direttore della casa di Riposo San Matteo, Marcello Cao, evidenzia che nella sua struttura «i primi test sono stati fatti il 28 al personale che aveva lavorato con il paziente deceduto: alcuni sono risultati positivi.

Dal 4 aprile (cioè solo tre giorni fa) siamo stati avvisati dall’Asl che saranno fatti tamponi a tutti gli ospiti». Cioè quando il bubbone era ormai scoppiato. «Riceviamo continuamente mail di segnalazione dalle strutture e dalle Asl – conferma l’assessore regionale alle Politiche sociali, Chiara Caucino – e siamo al lavoro per occuparci di tutte le situazioni». La settimana scorsa la Regione aveva ipotizzato uno screening di tutti gli ospiti e operatori delle Rsa con test sierologici per verificare la presenza degli anticorpi.

Su questi esami però è arrivato l’altolà del Ministero della salute e quindi l’unità di crisi ha deciso di tornare al metodo “tradizionale”: nei prossimi giorni, promette la Regione, «i quasi 100mila tra ospiti e operatori saranno sottoposti al tampone». Per Marco Grimaldi di Liberi uguali e verdi, le morti nelle Rsa, «sono una tragedia annunciata. Sono numeri spaventosi, chiediamo che ogni anziano e ogni operatore oggi siano vigilati, che ogni lavoratore e ogni paziente sia sottoposto a un tampone».

Critico, e preoccupato, anche Daniele Valle del Pd che ha dichiarato: «Restano ancora senza risposta le questioni rispetto al cronoprogramma dei tamponi per medici e Rsa. Il livello di informazioni che la giunta vuole o riesce a condividere è insufficiente per garantire una gestione corretta dell’emergenza». Intanto, alla San Giuseppe ci sarebbero stati altri 4 decessi nel fine settimana, ma pare solo uno per coronavirus. Una ventina di tamponi eseguiti venerdì scorso sarebbero negativi, almeno 16 positivi.

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