Nell'ultimo libro di Eka Kumiawan rivive la saga di Dewi Ayu, la prostituta più famosa del bordello di Mama Kalong
Rubriche Libri
Tragedie, guerre e il “realismo magico”

LA BELLEZZA E’ UNA FERITA. Nella saga della prostituta c’è la “Macondo” di Giava

Nell’ultimo libro di Eka Kumiawan romanticismo e ironia procedono di pari passo in un paese dal fascino misterioso in cui è difficile non credere che la magia scorra in parallelo con la storia

Esiste una Macondo nel cuore dell’isola di Giava e si chiama Halimunda, il villaggio in cui lo scrittore Eka Kumiawan ci porta con le storie di “La bellezza è una ferita” (Marsilio, 20 euro) ed è una dimensione sospesa, una lunga saga che parte da un evento a dir poco straordinario, il ritorno dalla morte di Dewi Ayu, la prostituta più famosa del bordello di Mama Kalong.

Dewi Ayu esce dal sepolcro ventun anni dopo aver partorito la sua quarta figlia, una neonata orribile a differenza delle altre tre sorelle, tutte di una bellezza irreale. Invece, questa piccola, è davvero terribile, fatto che rallegra la madre rediviva, convinta che sia una tragedia dare alla luce figlie bellissime «in un mondo di infoiati». Fatto sta che, prima di vederla, le aveva messo nome Bellezza. Ed è una bambina prima e una ragazza poi particolare: apprende in maniera prodigiosa, senza insegnanti, e di notte fa l’amore con qualcuno che nessuno può vedere.

Ecco si parte da qui, all’indietro, nelle storie di Halimunda: da Dewi Ayu, olandese figlia di una relazione incestuosa tra fratellastri, costretta a far la prostituta per i giapponesi durante la guerra, poi per sua scelta. Troviamo la storia della principessa Rengganis, detta “la Bella” che sposò un cane perché nessun uomo era degno di lei e che il guerrigliero divenuto generale, uscito dalla foresta, Maman, cerca con il sogno di sposarla, salvo scoprire di essere arrivato in ritardo di secoli. E poi Ma Iyang, che volò via da una rupe dopo una vita da concubina.

Come un romanzo di Marquez, dove, avverte Kumiawan, «domina il fantastico», mentre lui preferisce calare il tutto in quello che viene definito «il realismo magico». Queste vicende leggendarie, infatti, si intrecciano alla storia dell’Indonesia del Novecento: all’avidità del colonialismo europeo e alla ferocia dell’occupazione giapponese, al sangue della rivoluzione comunista e alla brutalità della dittatura. Romanticismo e ironia, in un paese dal fascino misterioso in cui è difficile non credere che, davvero, la magia scorra in parallelo alla storia.

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