Definito un ritratto del lato oscuro, “Orient”  è l'opera prima in Italia di Christopher Bollen
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L’arrivo di un misterioso vagabondo sconvolge una ricca cittadina

Nella comunità sotto il faro una orribile serie di delitti

Definito un ritratto del lato oscuro del sogno americano, “Orient”, in uscita ai primi di gennaio, è l’opera prima in Italia di Christopher Bollen, che realizza un thriller anomalo

Orient, sulla punta della North Fork di Long Island, affacciata sul braccio di mare che separa l’isola dal Connecticut. Meno famosa della South Fork, quella degli Hamptons, con relativi magnati dello show business newyorchese, attori e scrittori famosi. In questo paradiso delle rondini di mare, dei pescatori e delle fioriture selvagge, delle spiagge con delfini e balene, arriva un giorno da New York Mills, un drifter, un vagabondo, ex tossicodipendente, ex bambino abbandonato, passato da un affido all’altro. Ospite, in cambio di lavoro, di un signore che possiede una bella casa di famiglia da sgombrare e ristrutturare dopo la morte della madre, Mills viene accolto da subito con molta diffidenza nella comunità locale, tanto più che, uno per volta, si rinvengono i corpi senza vita di numerose persone. Episodi di violenza mai visti prima nella tranquilla cittadina. Mills, con l’aiuto di Beth, ex artista e moglie in crisi di artista famoso, tornata a Orient dopo anni trascorsi a New York, inizia a indagare e porta alla luce un intreccio di amori, odi, conflitti di interesse e perversioni la cui scoperta spaventa la piccola e chiusa comunità di Orient più dei delitti stessi. Definito «un ritratto del lato oscuro del sogno americano», “Orient” (Bollati Boringhieri, 17 euro), in uscita ai primi di gennaio, è l’opera prima in Italia di Christopher Bollen, che realizza un thriller anomalo (anche se gli ingredienti ci sono tutti e la tensione narrativa non manca) dando spazio ai temi rilevanti della società americana al giorno d’oggi: ricchezza, gentrification, arte, omosessualità, matrimonio, divorzio, tutela ambientale, avidità. E giocando sulle numerose implicazioni della parola “Orient” che dà il titolo al romanzo: l’est americano, l’esotico, ma anche l’orientamento nello spazio e nel tempo, l’orientamento sessuale, il disorientamento delle percezioni mentali. Situazioni non rare in un thriller, dove i protagonisti (siano vittime, sospettati o investigatori) si trovano costantemente in una sorta di tourbillon di avvenimenti che neppure all’ultima pagina, spesso, trovano la spiegazione più logica. «Un libro molto ambizioso – scrive il Los Angeles Times – , è al contempo thriller e alta letteratura».

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