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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Nel terzo mese della guerra

Siamo entrati nel terzo mese di quella che, almeno secondo Mosca, sarebbe dovuta essere una sorta di guerra-lampo: ci siamo entrati con attacchi missilistici su cinque stazioni ferroviarie nell’ovest dell’Ucraina (con cinque morti e diciotto feriti) e con le alte fiamme che si sono levate da un deposito di carburante nella località russa di Bryansk, nella mattinata di ieri. Secondo le agenzie di stampa, che rilanciano la russa Tass, l’incendio nella località prossima al confine sarebbe dovuto all’azione di sabotatori filoucraini. «L’occidente sta tentando di spaccare la società russa e distruggere la Russia dall’interno» sarebbero le parole di ieri di Vladimir Putin, in quella che pare una affermazione in linea con le teorie di sabotatori, un tentativo forse di aprire un fronte sul territorio russo, al di là delle sanzioni. In realtà il presidente russo sembra voler rassicurare (il suo popolo? i mercati asiatici?) sulla capacità della Russia di continuare a operare e mantenere una economia stabile. Nonostante le perdite (Londra stima in circa 15mila i militari russi deceduti nel conflitto). In Ucraina i segretari di Stato e alla Difesa americani Antony Blinken e Lloyd Austin hanno incontrato Zelensky, garantendogli una breve una nuova fornitura di armi per un valore di 700 milioni di dollari. I due, al di là di confermare la volontà del presidente Biden di nominare un nuovo ambasciatore Usa a Kiev e riattivare quindi l’attività diplomatica, hanno ribadito a favore di stampa che «l’Ucraina può vincere questa guerra». Nello scenario – mentre esplosioni e combattimenti si registrano in Trasnistria – si muove, finalmente, anche l’Onu. Dopo Ankara (dove ha chiesto a Erdogan di adoperarsi per fermare il conflitto), oggi Antonio Guterres, il segretario generale dell’Onu, sarà a Mosca e giovedì volerà a Kiev. Uno sforzo diplomatico, probabilmente, che non incontra però il favore di Kiev: «Non è una buona idea andare a Mosca: non capiamo la sua intenzione di parlare con il presidente russo Vlamdimir Putin», ha detto Igor Zhovka, vicecapo dello staff di Zelensky, puntualizzando che Guterres «non è autorizzato» a parlare per conto del governo ucraino nei suoi sforzi di pace. In pratica, dopo lo “sgarbo” al presidente tedesco – e per tacere dell’uscita dell’ambasciatore in Italia contro il Vaticano per la decisione di far sfilare una donna ucraina e una russa alla Via Crucis -, Kiev non mostra di gradire neppure l’azione dell’Onu, al punto che viene da chiedersi che cosa ci si possa aspettare, sul piano diplomatico: Zelensky o chi per lui ritiene che si possa fare uno sforzo diplomatico senza parlare con una delle parti? Il presidente ucraino, si sa, continua nella sua richiesta di aumentare gli sforzi bellici a favore del suo Paese, mentre la richiesta di corridoi umanitari da Mariupol, dall’acciaieria simbolo a suo modo di questa guerra, è praticamente caduta nel vuoto.

andrea.monticone@cronacaqui.it

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