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Il Borghese

Nel nostro futuro carrozze e cavalli?

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In Val di Susa ci sono duemila poliziotti che si alternano con turni di 8 ore per fare la guardia al cantiere del Tav. Immaginate se al posto loro ci fossero duemila tecnici, operai, ingeneri che lavorano senza sosta per costruire quest’opera che viene considerata essenziale per far uscire il Piemonte dalla periferia dell’impero. Non faremmo miracoli, ma semplicemente andremmo al passo con cui procedono altri paesi europei nelle grandi opere. Invece no, spendiamo milioni per lasciare dei ragazzi a prendersi bombe carta, pietre e petardi sulla testa da un gruppo di manifestanti in cui si mescolano No tav convinti, anarchici dei centri sociali e facinorosi provenienti da mezza italia e dall’estero, Covid permettendo. Lavorare quassù, ma non solo – come vedremo- è difficile. Perchè di fatto la Tav va a passo di lumaca e forse occorreranno vent’anni per fare il buco dalla parte italiana. Sessanta chilometri a valle ce ne sono voluti 21 di anni per finire il primo tratto della metro 1. E per la seconda, campa cavallo. Sempre che l’equino goda di buona salute. Il combinato disposta di queste due vicende fa sorgere un dubbio: non è che il Piemonte, la Val Susa e Torino soffrono della stessa malattia? E che i No Tav, senza escluderne le responsabilità, in fondo non siano diventati quasi l’unica giustificazione ai ritardi? Sappiamo del niet dei 5Stelle, conosciamo le imporese del loro ministro Toninelli. Ma è storia recente. Perchè prima non si è galoppato? L’ idea che ci si può fare è che qui, a casa nostra, si stenti a concedere fondi e approvazione di progetti. Per politiche a noi umani incomprensibili, per la burocrazia in mano ai boiardi di Stato, o per la battaglia infinita di ricorsi, fallimenti delle imprese, azioni della magistratura. Ciò che ferisce, ed è notizia di pochi giorni fa, è che nel Def del governo Draghi, su 82 miliardi di euro stanziati per le grandi opere a noi arrivano briciole: 136 milioni e virgola per il Colle di Tenda. Poco, meglio dire niente visto che si parla di lavori proiettati al 2030. Il tempo, per noi, di tornare alle carrozze a cavalli.

fossati@cronacaqui.it

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