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LE NOSTRE BOCCIOFILE

Nel circolo che parla piemontese l’affitto è diventato un problema

La Mossetto di lungo Dora Agrigento: «Stop al caro bollette»

È un angolo di vecchia Torino, con tanto di cartelli in lingua piemontese, nel quartiere più multietnico e iconico della città che cambia: Borgo Dora. Eppure, rischia di sparire. Proprio lì, in lungo Dora Agrigento 16, stretta viuzza che si incunea tra il fiume e il Sermig, c’è il piccolo portoncino della bocciofila Mossetto.

Un circolo che sorprende chi vi entra per la prima volta: da qui, si ha un insolito scorcio di questo angolo storico di Torino; e sì che la stessa associazione è storica, essendo nata nel 1947, grazie alla volontà di Giovanni Battista Mossetto, che fu anche presidente del Toro dal 1932 al 1934. Qui, allora come oggi, la tradizione è di casa; anzi è nel piatto perché il circolo vanta un invidiabile menù alla piemontese, e le sue bagne càude o i bolliti sono rinomati. Al bar interno, un cartello annuncia anche i panini con le anciue al verd: piatto semplice, sobrio, torinesissimo eppure misteriosamente scomparso dalla stragrande maggioranza dei locali.

Al Mossetto si passa il tempo così, tra una partita a bocce (o a carte) in un ambiente cordiale e intriso di tradizione. È, se volete, la magia di Borgo Dora, del Balon, dove tutto ha un sapore antico ma si declina con la modernità. Con i suoi problemi. «Sì, questo quartiere non è più quello di un tempo, e personalmente credo poco anche in una sua riqualificazione. Non nego: alcuni dei nostri cento soci hanno paura ad uscire di qui la sera», spiega Giorgio Ferraris, da 28 anni presidente del sodalizio.

Il motivo? A ridosso c’è la tribuna Carpanini, ridotta a bivacco; per non parlare del vicino bagno pubblico, rifugio per disperati. Anche l’affitto è un problema: «Di punto in bianco, la giunta Fassino lo aumentò. È un problema: siamo, che io sappia, l’unica città in cui le bocciofile pagano così tanto. Paghiamo 12mila euro l’anno di affitto: ci piacerebbe che il Comune ci venisse incontro».

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