Fred
Cultura
L’INTERVISTA

Nel centenario manca un ricordo di Fred Buscaglione: «Il mio romanzo, un sogno legato a una “età dell’oro”»

Marina Rota e il suo libro dedicato all’indimenticabile “duro dal whisky facile”

Magari lei è sempre piccola, piccola così. Oppure spara, spara ancora. Come Teresa col fucile. E una Thunderbird rosa continua a correre nell’alba di Roma, ma stavolta senza incrociare la morte. Ah, come suona ancora bene il piano di Fred Buscaglione, anche se dispiace che, in questo Salone, nell’anno del suo centenario, non ci sia stato un momento per celebrarlo. Marina Rota, giornalista, scrittrice, presenterà lunedì “Sotto le stelle di Fred” (BuendiaBooks, 14 euro), dedicato all’indimenticabile duro dal whisky facile.

Marina, come nasce questo romanzo su Fred?

«Da una coincidenza: scoprii di abitare nello stesso palazzo di piazza Cavour 3 in cui era nato e vissuto Fred. La rivelazione aprì un voragine di ricordi, legati soprattutto a mio padre, che mi cantava le sue canzoni per divertirmi. Fred era mancato da tempo, in quell’incidente che lo aveva inchiodato ai suoi 38 anni e a un’epoca irripetibile. Immaginai così di intravvederlo dalla mia “finestra sul cortile”; di assistere alla creazione delle sue canzoni e di pedinarlo, come giornalista curiosa e invaghita, in mille “situazioni di contrabbando”»

Più che una narrazione è un sogno. Come si entra nel mondo di Fred?

«Il sogno è un escamotage per compiere un viaggio nella vita di Fred e nelle atmosfere della Torino d’antan. Mi sono basata su una rigorosa documentazione e sui ricordi di chi respirò quegli ambienti, riuscendo anche a “sfiorare” Fred»

Prima del romanzo su Fred, le poesie su Amalia Guglielminetti, un’altra figura forte ma forse dimenticata da Torino…

«Data la mia sensazione di displacement con l’attualità, nei libri mi dedico alle figure di un passato che mi appare più seducente, essendo affetta dalla “sindrome dell’età d’oro”»

Nel romanzo ti metti nei panni di una giornalista in un’epoca in cui le donne dovevano sapersi imporre molto di più. È un messaggio?

«Senza voler lanciare messaggi, mi sono immaginata giornalista in un’epoca in cui le redazioni erano appannaggio maschile. La stessa giovane Amalia, che pubblicava sulla Gazzetta del Popolo, veniva irrisa dagli amici di Gozzano, perché “le donne non sanno scrivere”» (diciamolo, Gozzano non ne azzeccava una… ndr)

Qual è la canzone che ami di più di Fred?

«Forse “Che notte”, che riunisce su uno swing irresistibile tutti i suoi stilemi: il gangster inseguito dalla polizia, la rissa con gli scagnozzi, la pupa che gli fa aperte avance: un’immagine da duro contraddetta ironicamente dai nomi degli sgherri e dall’au – todefinizione “sono un duro ma facile alle cotte”; un duro che finisce sempre malissimo, invaghendosi di bambole senza scrupoli».

Ci sono molti amici in questo tuo libro, come Paolo Conte, o fan inaspettati, come Vittorio Sgarbi.

«Il libro rappresenta anche un omaggio al mio amico americanista Claudio Gorlier. E’ lui ad accompagnarmi nei viaggi nel tempo, come interlocutore d’ec – cezione e complice dei moti del mio cuore, che batte per Fred».

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