male cleaning service
Buonanotte
EDITORIALE DEL GIORNO

Nei secchioli fedele

Novant’anni fa ad oggi il Consiglio Provinciale dell’Economia di Bologna premiava con diploma e medaglia d’oro 30 domestici e domestiche che avevano servito la stessa famiglia per più di 40 anni. Tra loro tale Francesca Felicetti che, assunta a 12 anni dalla famiglia Venza, l’aveva servita senza pause per 80 anni. Non era raro una volta che la “donna fissa” lavorasse nella stessa famiglia per tutta la vita, ma si deve tener conto che questo ruolo toccava anche alle zitelle. Non era ben visto, nell’800 (e ancor prima) che una donna ‘per bene’ vivesse da sola. Di solito la figlia rimasta nubile si stabiliva a casa di un fratello o di una sorella sposati. In Piemonte quella figura si chiamava “magna”, era una specie di governante appena sopra il livello della restante servitù, e si accontentava di vitto e alloggio. D’altra parte il mantenimento e il tetto erano stati per secoli la mercede normale della servitù in tutte le case. Altro non era previsto. E tale era la miseria che l’avere cibo, riscaldamento, un letto e qualche mancia era considerato un privilegio da contraccambiare con fedeltà assoluta e lavoro senza orari. La premiazione della fedeltà al lavoro passò poi nel ‘900 nelle abitudini delle grandi aziende. In Fiat chi andava in pensione riceveva un orologio e una medaglietta nel corso di un’affollata cerimonia collettiva, e ‘ascendeva’ al ruolo (rispettatissimo a Torino) di “anziano Fiat”, che aveva privilegi come sconti nei cinema e nelle sale da ballo, luoghi di svago e di vacanza dedicati, viaggi, raduni. Oggi va già bene se i colleghi l’ultimo giorno ti organizzano una bicchierata in ufficio, e magari ti regalano un paio di pantofole con la mappa dei cantieri stradali aperti.

collino@cronacaqui.it

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Giubileo - Casa funeraria
Precedente
Successivo
Precedente
Successivo