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Ieri & Oggi
LA CITTÀ DI UNA VOLTA

Nata da una ribellione nel 1198: così nacque la città di Mondovì

Vico, Vasco e Carassone insorsero contro il vescovo di Asti

Una città nata da una ribellione, Mondovì. Nel 1198, i cittadini di Vico, Vasco e Carassone si ribellarono al vescovo di Asti e si rifugiarono sull’altura di Vico. Avrebbero così dato origine ad una nuova comunità. Il nome è infatti la derivazione delle locuzioni latine Mons, monte, e Vicus. Il significato è dunque “Monte di Vico”, dal nome della vicina cittadina di Vicoforte, nota per l’imponente santuario. La città di Mondovì ebbe l’appellativo di Mons Regalis: non è un caso che i cittadini siano chiamati monregalesi.

Mondovì venne dunque fondata nel 1198, lo stesso anno di Cuneo e venne abitata da popolani provenienti dai vicini borghi, desiderosi di affrancarsi. La felice posizione e la sua vicinanza alla Liguria fecero di Mondovì una città di traffici commerciali e di sempre maggiore importanza, evidenziata dal fatto che nel 1388 fu elevata al rango di diocesi. Qui nel 1472 fu stampato il primo libro edito in Piemonte, come ancora ricorda una targa affissa nel quartiere Breo: si trattava della Summa Confessionis di Sant’Antonino, impressa da Antonio Mattias di Anversa in società con Baldassarre Cordero il 24 ottobre 1472. E poi, nel 1560, Emanuele Filiberto di Savoia vi traslò l’Università piemontese (anche se poi essa fu nuovamente spostata a Torino).

Le vicende di Mondovì sono state varie ed avventurose. Più volte contesa dagli Angiò, dai Monferrato e dai Savoia, fu poi stabilmente tenuta da questi ultimi, che ebbero sempre un certo apprezzamento per questo territorio. Carlo Emanuele I di Savoia, in modo particolare, fece erigere lo stupendo santuario di Vicoforte, che nelle intenzioni originarie del duca doveva essere il sepolcreto della dinastia sabauda. A Mondovì svolse il suo ruolo pastorale il domenicano Michele Ghislieri, poi eletto al soglio pontificio con il nome di Pio V: fu uno dei pontefici più importanti dell’epoca moderna, unico papa di origine piemontese.

Nel 1796 il Monregalese fu devastato dalle forze di occupazione napoleoniche, che proprio alle porte della città ingaggiarono battaglia contro le truppe sabaude. Nel 1799 i francesi misero Mondovì a ferro e fuoco: la “colpa” dei poveri monregalesi era stata quella di essersi ribellati ai nuovi dominatori. Oggi Mondovì presenta pregevoli esempi di architettura civile e religiosa, specialmente nella parte alta della città, piacevolmente raggiungibile con una funicolare che è anche un pezzo di storia: risale al 1880 (opera di Alessandro Ferretti) e fu costruita dopo l’esempio dato da Torino, che si era munita di un simile sistema di trasporto per Superga e per il Monte dei Cappuccini. Chiusa nel 1976, fu nuovamente messa in funzione nel 2006. Salendo a Mondovì Piazza da Breo si gode un superbo panorama del Piemonte meridionale: l’affaccio che il visitatore può sperimentare una volta giunto sulla sommità del Mons Regalis è decisamente uno dei più belli che si possano avere nella nostra regione.

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