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Amarcord
20 LUGLIO 1944

Nasce l’Operazione Valkiria: attentato alla vita del Führer

Il piano dei cospiratori tedeschi fallì. Così Hitler ne uscì indenne

Uccidere un uomo per salvarne milioni. Questo l’obiettivo dei cospiratori che cercarono di ammazzare Hitler il 20 luglio 1944. Erano quasi tutti cattolici e non è un caso: gli oppositori alla delirante dittatura del Führer erano spesso dei cristiani, in genere cattolici. Dopo l’enciclica «Mit brennender Sorge» di papa Pio XI, del 18 marzo 1937, Hitler sciolse le associazioni cattoliche, arrestò i direttori delle riviste di ispirazione cristiana, perseguitò e condannò a morte migliaia di ecclesiastici, confiscò i conventi. Un canovaccio ereditato dai fanatici giacobini e dai loro eredi più diretti, i comunisti russi.

Le menti più fini dell’opposizione si riunirono in circoli segreti, come quello che prese il nome della cittadina di Kreisau, dove il conte von Molkte – principale esponente del circolo – aveva la propria residenza. I suoi membri, politici, militari, semplici civili ed esponenti del clero cattolico, erano tutti dissidenti: consideravano il nazismo «un’offesa a Dio» e, come tale, intendevano combatterlo. Le loro forze sembravano poca cosa, perché l’ideologia nazista era penetrata in profondità e aveva il pieno controllo di ogni aspetto del paese. Ma non delle loro menti e, per chi ci credeva, delle loro anime. Come loro, molti ufficiali avevano compreso gli orrori del nazismo e intendevano combatterlo. Fu dall’unione di questi intenti, spirituale, militare e politico, che nacque l’idea di eliminare Hitler. «Dobbiamo dimostrare al mondo che non eravamo tutti come lui», disse il conte Claus Schenk von Stauffenberg, tra le menti dell’attentato. Era molto vicino al Führer, insospettabile.

Il progetto raccolse l’adesione di molti membri dello Stato Maggiore tedesco: l’uccisione del Führer fu progettata per il 20 luglio 1944, nella sede del quartier generale del dittatore. Nome in codice, Operazione Valkiria. Due bombe dovevano essere piazzate nel bunker, ma molte cose andarono storte: la riunione si tenne in un altro luogo e solo uno dei due ordigni riuscì ad essere piazzato, nascosto in una valigetta. A peggiorare le cose, il solido tavolo di noce sotto il quale fu nascosta la bomba servì a proteggere Hitler, che ne uscì pressoché indenne. All’attentato doveva seguire, nell’idea del conte von Stauffenberg, un colpo di Stato per giungere alla resa ed alla fine della guerra; invece, seguirono centinaia di arresti e di esecuzioni: i principali artefici dell’operazione Valkiria furono fucilati alla schiena, come Stauffenberg, ammazzato a Berlino il giorno dopo l’attentato. Molti altri – innocenti, ma da tempo nelle liste dei servizi segreti – furono catturati, torturati, uccisi: la repressione del regime fu spietata. Possiamo solo immaginare cosa avrebbe significato per l’Europa la fine della guerra un anno prima: milioni di vite sarebbero state risparmiate, città d’arte come Dresda sarebbero ancora in piedi. Tutto dipese da quella valigetta sotto il tavolo del Führer.

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