napoleone guerra alpi
Amarcord
27 MARZO 1796

Napoleone guida la sua armata contro austriaci e piemontesi

Si dimostrò un vero stratega, costringendo gli sconfitti all’armistizio

Quando, il 27 marzo 1796, prese il comando dell’Armata d’Italia, Napoleone Bonaparte non aveva ancora 27 anni. L’Armée d’Italie era impegnata dal 1792 in una logorante guerra di posizione sulle Alpi, prima guerra alpina della storia, concentrata in larga parte contro il piccolo ma agguerrito esercito sardo-piemontese. Napoleone Bonaparte era un comandante con le idee chiare ma senza un soldo per le truppe. È ancora celebre il discorso che egli tenne per incitare gli animi dei soldati: «Soldati! Voi siete nudi e mal nutriti; la Francia vi deve molto ma non può darvi nulla. La pazienza ed il coraggio che avete dimostrato tra queste rocce sono ammirevoli, ma non vi hanno dato gloria: nemmeno un’ombra ne ricade su di voi. Io vi condurrò nelle più fertili pianure della terra. Province ricche, città opulente, cadranno in vostro potere; vi troverete ricchezze, onori e gloria. Soldati dell’Armata d’Italia! Vi lascerete mancare il coraggio e la perseveranza?».

Bonaparte aveva previsto un attacco tra il Tanaro e la Bormida, ossia nel punto ove le due armate austriache e piemontesi si congiungevano; era la prova generale del piano d’azione che avrebbe applicato in mille altre battaglie, fino ai Cento Giorni ed alla tragedia di Waterloo: dividere gli alleati e batterli separatamente. Per mascherare le sue intenzioni, mosse una divisione verso Genova; azione che tuttavia non ingannò il comandante sabaudo Colli, il quale previde l’attacco sul fronte piemontese, ma che rimase inascoltato presso il comando dell’alleato austriaco. D’altronde, era facile prevedere una simile mossa, visto che il governo piemontese era ben al corrente della pessima situazione nella quale versava l’esercito nemico, che non avrebbe potuto sostenere un assedio ad una città come Genova. La mossa di Bonaparte era invece quella di marciare su Montenotte e Carcare, e da lì aprirsi la strada verso il Piemonte. I primi scontri avvennero al monte Negino, quindi a Montenotte e poi a Dego e Ceva: nel giro di pochissimi giorni l’armata francese ottenne una serie di vittorie tattiche che le permisero di passare l’Appennino irrompendo nella pianura padana. L’esercito piemontese, demoralizzato e spaventato dall’irruenza del nemico, era incapace di opporre resistenza. Il re, l’anziano Vittorio Amedeo III, fu costretto a stipulare un armistizio umiliante che di fatto consegnò il Piemonte nelle mani dei francesi. Le trattative si svolsero a Cherasco, la notte tra il 27 ed il 28 aprile.

I delegati sabaudi non riuscirono a smuovere il generale su nessun punto: anzi, passata l’una di notte, mostrandosi visibilmente irritato, Bonaparte annunciò di aver ordinato l’assalto generale a Cuneo, e che non sarebbe stato rimandato se non con la resa del re. Rassegnati, gli ambasciatori sottoscrissero l’armistizio. Solo dopo la firma del trattato il generale si mostrò meno scontroso, lodando anzi l’intraprendenza dei piemontesi. Da quel momento, l’Italia cadde rapidamente nelle mani di Napoleone; e, dopo di essa, l’intera Europa.

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