mussolini torino fiat
Amarcord
15 MAGGIO 1939

Mussolini è in visita a Torino per il nuovo stabilimento Fiat

La visita del Duce davanti a una folla di operai che non applaudì

Era stata definita «la fabbrica perfetta del tempo fascista», ed effettivamente lo stabilimento Fiat inaugurato il 15 maggio 1939 aveva fatto scomodare Benito Mussolini in persona, giunto a Torino per ricevere l’applauso degli operai di Mirafiori. Applauso che non ci fu. Brutto rapporto, quello di Mussolini con il Piemonte. Il «suo» Piemonte, perché a Torino il futuro duce aveva in un certo senso iniziato la sua carriera politica, in città aveva molti amici, risalenti all’epoca in cui militava nei ranghi del socialismo. Acqua passata. Un baffuto Mussolini, all’epoca direttore de L’Avanti!, aveva tenuto il suo primo comizio torinese in una calda serata dell’estate 1914, alla Crocetta.

La sua prima visita ufficiale da duce dell’Italia era stata nel 1923; venne per inaugurare lo stabilimento del LingottoErano ancora gli anni della consolidazione del regime, Mussolini aveva tessuto sperticati elogi al passato militaresco del Piemonte sabaudo, ben sapendo che la città viveva nel mito del re e dell’esercito. E del lavoro, ovviamente. Accoglienza tiepida, nonostante il sostegno importante del fascismo-monarchico piemontese, con Cesare Maria De Vecchi in testa. Era tornato nel 1925. «Si dice che il Piemonte è freddo. Non è vero. Il Piemonte è serio. La differenza è sostanziale!». Mussolini era sempre il raffinato giornalista che coniava frasi ad effetto; e questa definizione del Piemonte, a suo modo, passò alla storia.

Ma l’accoglienza del ’25 non fu particolarmente apprezzata dal duce. Che dovette attendere il ’32 per tornare. Sembrava che la città lo accogliesse tiepidamente. Nel 1934 e nel 1935 altre due visite. E poi l’ultima, nel ’39, ad un passo dalla tragedia della guerra; curiosamente, prima e ultima visita accomunate dallo stesso fil rouge, la visita agli stabilimenti Fiat, prima del Lingotto ed ora di Mirafiori. Fabbrica modello, che doveva dare lustro al regime e anche, magari, cementare una volta per tutte il rapporto tra i torinesi e il duce, che era stato freddino. No, per usare le parole di Mussolini, era stato «serio».

Ma ad essere seriamente preoccupato era lo stesso duce, che si rendeva conto che bisognava farla scoccare, questa scintilla tra il fascismo e i torinesi, divisi ancora tra i vecchi monarchici d’antan e gli operai con il pallino della rivoluzione proletaria. Agnelli aveva precettato i suoi dipendenti, con l’obbligo di trovarsi in fabbrica entro le 8 per assistere al discorso inaugurale. Tutti ad attendere Mussolini sotto una pioggia battente (le autorità avrebbero dato la colpa dell’insuccesso al diluvio…). Inevitabilmente, l’accoglienza fu «seria». Serissima. Pochissimi e radi gli applausi. Mussolini sostenne che «il Piemonte è fascista al cento per cento. E questo sia detto una volta per sempre, onde fare tramontare certe ridicole illusioni», ma la sensazione era che fossero parole al vento. Sbagliò le parole, sembrò impacciato e nervoso. Un Mussolini diverso dal solito. Anni dopo, sostenne che «Il centro della Vandea monarchica, reazionaria, bolscevica è il Piemonte».

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo