LA VITA È UN ROMANZO

Musso come al solito vuol sorprendere e supera i confini della pagina scritta

L’intreccio di esistenze di Flora e Romain

Un’avvertenza, quando si parla di Guillaume Musso: nei suoi libri non c’è mai niente di normale. E “La vita è un romanzo” (La nave di Teseo, 18 euro) non fa decisamente eccezione. La sua scrittura diventa un labirinto affascinante in cui perdere il filo, una navigazione a vista con la bussola impazzita, fino a che tutto ritorna a scorrere e la soluzione appare davanti agli occhi, ma con la costante sensazione che non sia finita. «E quindi?» viene da chiedersi all’ultima pagina, perché appare impossibile che lo scrittore francese non abbia architettato qualche altro colpo di scena o di teatro.

Qui, per parlarne, sarebbe facile partire dall’inizio, da Flora Conway che, in un giorno del 2010, racconta che sua figlia Carrie è scomparsa, scomparsa mentre giocavano a nascondino nel grande loft a New York. Ma mi piace di più partire da Flora sul tetto di quello stesso stabile, con una pistola puntata alla tempia che urla, come fosse fuori dallo schermo, a qualcuno «Hai tempo fino al tre». E poi conta: «Uno, due, tr…». Ecco, proprio in quel momento, dall’altra parte dell’oceano, a Parigi, Romain Ozorski solleva di scatto le mani dalla tastiera e resta a fissare ciò che c’è scritto sullo schermo, incredulo di quanto appena accaduto (o scritto?).

Romain è uno scrittore di successo, la cui vita sta andando a rotoli: la ex moglie, che gli ha lasciato addosso qualche scomoda denuncia di violenza, peraltro completamente inventata, minaccia di portargli via per sempre il figlio Theo trasferendosi negli Stati Uniti. E Theo rappresenta la sua unica ragione di vita, mentre attorno a lui si affanna il suo agente per convincerlo a scrivere un nuovo libro, mentre la sua casa cade letteralmente a pezzi, mentre piove a dirotto e i suoi personaggi si permettono addirittura di ribellarsi a lui!

Ma cosa lega Flora a Romain? Perché lei è convinta che solo lui sia in grado di risolvere il mistero della scomparsa di Carrie? E come farà Romain a penetrare nella vita di Flora?
Come un gioco di specchi e di scatole cinesi, Musso mistifica la realtà e la letteratura creando una tensione degna di un thriller in quello che principalmente vuole essere un romanzo sul potere incredibile della letteratura e dei libri. Ma detto così è persino riduttivo, così come raccontare quel po’ di trama come abbiamo fatto. La parola d’ordine con Musso è aprire sempre la porta seguente ed entrare, immergersi nell’acqua se è il caso, farsi portare dal vento. Perché forse la vità è un romanzo, ma non soltanto per modo di dire.

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