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Musica, droga e alcol nell’ex cartiera. Il rave party adesso non si ferma più

Ieri nel capannone c’erano ancora centinaia di giovani. Un cane ucciso dagli stupefacenti

Un’altra notte trascorsa a ballare, bere e drogarsi. Il cappuccio calato in testa, i giacconi scuri, gli sguardi rivolti verso un palco vuoto, ancheggiando a destra e a sinistra al ritmo dell’assordante musica tecno che esce dalle casse imponenti e che fa vibrare timpani e vestiti.

Si credono diversi i ragazzi che da giorni hanno trasformato l’ex cartiera De Medici in una sorta di discoteca infernale. Pensano di distinguersi dalla massa e non si rendono conto che sono tutti uguali: fantasmi con la testa infilata in un cappuccio che vagano come zombie in piccoli gruppi sulle strade che portano al capannone. Storditi da musica e droga, si trascinano ai bordi dell’asfalto nei momenti in cui escono alla ricerca di sollievo per le orecchie o anche solo di un caffè in qualche bar della città. Non che ne abbiano poi bisogno, visto che sotto il capannone che una volta ha visto al lavoro operai e impiegati, adesso ci sono camper e banchetti pronti a offrire – dietro il giusto pagamento – bevande, acqua, panini e piatti caldi. E ovviamente alcolici e droghe, vendute praticamente alla luce del sole o per meglio dire dei fari che illuminano la notte dei ravers. Stupefacenti che ieri hanno fatto una “vittima”: un povero cagnolino che ha leccato il vomito di uno dei partecipanti ed è morto poco dopo, ucciso dalla droga di cui il corpo del padrone si era liberato.

All’esterno del capannone, la vita continua come sempre. O almeno così dovrebbe essere, non solo perché occorre fare attenzione a non investire qualche giovane barcollante ma anche perché in realtà la musica, soprattutto nella calma della notte, è ben udibile nelle case a centinaia di metri di distanza nonostante le finestre serrate. E perché i lampeggianti dei carabinieri, delle ambulanze e dei vigili del fuoco illumina il cielo nero di sinistri bagliori blu. Lo spiegamento di forze è imponente: i carabinieri garantiscono l’ordine pubblico e il rispetto delle leggi, almeno all’esterno del capannone, mentre 118 e pompieri si tengono pronti a qualunque evenienza.

Capire quanti giovani si sono affollati nell’ex cartiera è complicato. Provenienti da mezza Europa grazie al solito tam tam sui social network, in centinaia, forse in migliaia, si sono alternati in queste notti e in questi giorni, stordendosi prima di ritornare alle proprie case e alle proprie vite. Ieri erano rimasti gli ultimi irriducibili: ancora centinaia di giovani, secondo la stima dei militari, che non sembravano avere la minima intenzione di cedere alla stanchezza, accampati nelle tende e riscaldati da improvvisati falò. Quando se ne andranno? Loro dicono oggi pomeriggio ma in realtà nessuno lo sa, neanche i carabinieri che si preparano a denunciare loro e chi se n’è già andato. Non che serva a molto: invasione di terreni e disturbo della quiete pubblica sono i reati che di solito vengono contestati ai giovani identificati in casi simili ma per scoraggiarli ci vorrebbe ben altro. Loro intanto cercano almeno di salvare le apparenze, chiedono dei bidoni perché «vogliamo pulire tutto» e si difendono: «Siamo artisti, non siamo drogati».

Il sindaco Loredana Devietti ha cercato di fronteggiare l’emergenza chiedendo e ottenendo la convocazione di un comitato di sicurezza in prefettura: «Una situazione davvero incresciosa, impossibile da prevedere anche per le forze dell’ordine. Ringrazio tutti coloro che, a diverso titolo, in queste ore sono stati e saranno impegnati per fronteggiare questa emergenza e condanno decisamente il mancato rispetto delle regole che contraddistingue questo genere di fenomeni, in totale spregio a quelle che sono le norme a cui tutti i cittadini dovrebbero attenersi».

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