Evelina Christillin
Spettacolo
IL FATTO

Museo Egizio: «Riapriremo ma solo nel weekend»

Evelina Christillin commenta la chiusura: «Ogni giorno ci costa 34mila euro»

In tempi normali, complici i ponti per le festività e la primavera, questi sarebbero stati i lunghi weekend dell’arte. In tempi normali non solo i torinesi, ma anche moltissimi turisti avrebbero affollato, tra gli altri, il secondo museo al mondo di antichità egizie. In tempi normali tra qualche giorno avremmo registrato i dati relativi all’affluenza di pubblico nelle sale di via Accademia delle Scienze, magari registrando un record di ingressi. Ma questi non sono tempi normali. E allora, dice la presidente del Museo Egizio di Torino Evelina Christillin, «siamo qui a immaginare quando ci sarà una riapertura, a lavorare per riaprire in sicurezza, a fare i conti se ci convenga tenere aperto il museo sette giorni su sette».

Perché, potrebbe non essere così?

«Stiamo pensando di riaprire solo per tre giorni alla settimana, il venerdì, il sabato e la domenica. La nostra Fondazione è sempre stata citata come un modello economico virtuoso, non riceviamo contributi pubblici ma ci autofinanziamo e il nostro break even point per l’autofinanziamento è di 1.500 visitatori al giorno».

E non sarà più possibile raggiungere questi numeri?

«Abbiamo già fatto un test nella settimana dell’emergenza coronavirus, quella dal 1° al 7 marzo, in cui siamo rimasti aperti prima della chiusura definitiva. In quell’occasione avevamo già predisposto prenotazioni on line per evitare le code e misure di distanziamento, anche se con 11 mila metri quadri espositivi su 5 piani il distanziamento per noi non rappresenta un problema. La media di persone giornaliera è stata di 700, meno della metà di quelle necessarie a raggiungere il break even point».

È stata la paura a tenere lontano i visitatori?

«Noi siamo legatissimi ad un pubblico internazionale o nazionale, solo il 3 percento dei visitatori è torinese, e inoltre abbiamo un grande afflusso dalle scuole, in media entra all’Egizio una scuola ogni 7 minuti. Ora siamo penalizzati dal turismo, che è assente, e dalle scuole chiuse. Ogni giorno di chiusura del museo perdiamo 34 mila euro. In più dobbiamo provvedere alla tutela e restauro della collezione, il che incide nel nostro bilancio per circa 6, 700 mila euro all’anno. A ciò si aggiunge il fatto che non possiamo contare sui ricavi delle mostre che portiamo all’estero. Abbiamo fatto presente tutto questo al ministro Franceschini, sollecitando il governo a pensare anche ai musei non statali».

Il coronavirus ha anche bloccato un nuovo progetto in fase di realizzazione…

«Sì, doveva essere la novità di quest’anno. A settembre avremmo dovuto aprire le “Sale della vita”, un nuovo allestimento nei piani alti del museo, sei sale dove ricostruire la storia degli arredi funerari e delle mummie. Tutto fermo al momento».

L’unica nota positiva è che state andando benissimo on line. Siete il primo museo italiano per numero di iscritti, oltre 8 mila.

«Merito questo del grande lavoro di digitalizzazione che abbiamo fatto prima. Le “Passeggiate col direttore” sono seguite mediamente da 40 mila persone. Questo programma on line ci fa ben riflettere per futuro».

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