L’INTERVISTA

Murubutu, il professore rapper. «Ma in classe non porto musica»

Alessio Mariani insegna al liceo, stasera sarà in concerto al Supermarket

Professore liceale di storia e filosofia di giorno, rapper concettuale e raffinato di notte: si tratta di Alessio Mariani, in arte Murubutu, in concerto questa sera, al Supermarket di viale Madonna di Campagna, nella cornice del Jazz:Re:Found, il festival dedicato alla black music e alle sue peculiari e molteplici declinazioni. Sul palco del quale, dunque, il fautore del cosiddetto “rap didattico” presenterà la sua caratteristica commistione di hip hop, letteratura, filosofia e storia: alveo florido anche dell’ultimo concept album dell’artista emiliano, “Tenebra è la notte”, pubblicato a febbraio 2019 e meritevole di aver confermato l’autenticità e l’eleganza di uno dei performer più apprezzati della scena rap nazionale.

È contento di tornare a Torino e di farlo in occasione del Jazz:Re:Found?
«Decisamente sì. Da tempo, la mia fan base mi chiedeva di tornare in questa città, dove mi esibisco sempre molto volentieri: farlo con questo festival, quindi, è, per me, motivo di grande orgoglio».

A proposito dell’ultimo album -disseminato, già a partire dal titolo, di molteplici richiami letterari: com’è nata l’urgenza di trattare del buio e qual è la filosofia alla base della sua genesi?
«Il disco è sorto dal desiderio di realizzare un terzo concept album, inteso come espressione di limite e, al contempo, grande libertà, perché veicolo verso territori che, se fossi completamente libero, non riuscirei a raggiungere. Per tale motivo, dunque, nutrivo l’esigenza di trovare un medium nuovo che fosse sia spaziale, sia temporale e la volontà di cogliere un concept che fosse strenuamente metaforico: la notte era tutto questo, in quanto fase del giorno ma anche spazio abitativo. Complice di tali motivazioni è stato, poi, il mio disturbo del sonno, che mi porta a popolare la notte e a renderla, così, una prolifica fonte creativa».

Qual è, quindi, il messaggio del disco?
«Il messaggio è un invito a considerare la notte nelle sue varie interpretazioni: non solo come fase della giornata, ma anche come momento in cui l’uomo si confronta con se stesso perché solo. Nelle tracce vi è, infatti, un ragionamento sugli abitanti della notte e su quanto questi siano felici, o tristi, di esserlo».

E i suoi studenti come reagiscono a questa “doppia vita”?
«I miei allievi conoscono la mia attività e sono curiosi, ma sono un insegnante tradizionale e preferisco non portare la mia musica in aula».

Tra gli artisti vi è, infine, anche un torinese, Willie Peyote: com’è nata questa collaborazione?
«Io e Willie siamo amici da molto tempo e abbiamo già avuto modo di suonare insieme: il suo stile mi è sempre piaciuto, pertanto, quando si è presentata l’occasione, ho deciso di proporgli di interpretare, insieme a Dutch Nazari, il rapporto tra la notte e la creatività (in “Occhiali da luna”, ndr)».

CONDIVIDI
TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE
loop-single