RONDISSONE

Muore nello stabile abbandonato. Nessun colpevole per la tragedia

L’incidente nel 2013. La vittima aveva 13 anni, assolti ieri i proprietari dell’edificio

Assolti perché il fatto non costituisce reato. Finisce così, con una formula di piena assoluzione il processo per la fine di Davide Giovannini, il ragazzino di 13 anni morto tragicamente nel 2013 mentre giocava con gli amici in uno stabile abbandonato in fase di costruzione a Rondissone. La sentenza è stata pronunciata ieri al tribunale di Ivrea dal giudice Ombretta Vanini. Gli imputati erano Diego e Roberto Giorgini, 86 e 53 anni di Torino, rispettivamente padre e figlio titolari dell’impresa Cei Costruzioni spa (proprietaria dello stabile dove avvenne la disgrazia), difesi dall’avvocato Ezio Audisio e accusati del reato di omicidio colposo.

Era l’ottobre di quattro anni fa quando un gruppetto di ragazzi, la vittima e cinque suoi coetanei, si incontrarono nella piazza del paese e decisero di andare a giocare nel vecchio cantiere abbandonato. Raggiunto lo stabile, situato in via Pascoli, scavalcarono recinzioni e reti e cominciarono il gioco. Forse giocavano a nascondino, perché quando sentirono le urla di Davide in un primo momento nessuno si rese conto di dove fosse finito. Il 13enne era caduto in un buco sul pavimento in uno dei piani superiori, un volo di parecchi metri. Era ancora cosciente, con ferite al braccio e alla testa: gli amici lo portarono a braccia fino alla strada e chiesero aiuto ma purtroppo all’arrivo del 118 non c’era più nulla da fare.

I suoi coetanei, colti dalla paura, mentirono dicendo che era caduto con la bici, ma alla fine la verità saltò fuori. Furono i carabinieri che riuscirono a far parlare gli amici ricostruendo l’accaduto. In seguito a quelle indagini e alle testimonianze dei ragazzini, finirono nel mirino i due titolari dello stabile, accusati di non aver impedito l’accesso a una zona potenzialmente pericolosa. Ieri però è emersa una tesi diversa che ha portato all’assoluzione dei Giorgini. Il pm ne aveva chiesto la condanna a un anno e due mesi. La parte civile, nel corso dell’ultima udienza, ha rimesso il mandato comunicando alle parti l’avvenuto risarcimento alla famiglia.

CONDIVIDI
TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE
loop-single