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Cronaca
IL CASO

Muore dopo sette ore di attesa: l’infermiere va a processo

Un anziano giudicato da codice verde al pronto soccorso dell’ospedale San Luigi

Sette ore di attesa al pronto soccorso, in preda a dolori intollerabili, prima di essere visitato. L’inutile preghiera del figlio, rivolta all’infermiere dopo le prime quattro ore di dolore: «Per favore, visitate mio padre, è stato operato di recente per problemi vascolari». La morte di un uomo che forse si sarebbe potuta evitare, se il paziente non fosse stato “etichettato” da subito come “codice verde”, e se fosse stato rivalutato nelle ore successive secondo quanto prescrive la normativa.

Un infermiere del pronto soccorso dell’ospedale San Luigi di Orbassano è stato rinviato a giudizio dal pm Giovanni Caspani con l’accusa di omicidio colposo. Il processo si aprirà la prossima settimana. L’imputato è un sanitario che a gennaio del 2020 era in servizio come operatore del triage. Sono le 14.30 quando al San Luigi arriva l’anziano, piegato in due dal male al basso ventre. «Ho un dolore molto forte all’inguine da due giorni», dice il paziente all’infermiere, che gli assegna un “codice verde”, nonostante l’anziano avesse subito di recente un intervento di chirurgia vascolare. E nonostante l’inguine, come noto anche ai non medici, sia una zona complessa strettamente correlata a eventuali problemi vascolari.

Ma il codice viene dato velocemente, e nemmeno alle 16.42, dopo due ore di sofferenze, l’infermiere cambierà idea. L’anziano supplica di essere visitato, ma non succede nulla. Il codice resta verde. E l’esito della veloce “rivalutazione” dell ’infermiere sarà: “paziente stazionario”. Il calvario in sala d’attesa si protrae per altre tre lunghissime ore. Alle 19.36 l’uomo è ormai grave. Ma il codice d’urgenza non varia. Nessuno modifica il codice verde in giallo o in rosso. L’assenza di cure in questa fase cruciale, secondo la procura, sarebbe la causa della morte dell’anziano, che poche ore dopo spirerà per «shock emorragico da rottura di aneurisma dell’aorta addominale».

La visita avverrà soltanto alle 21.15, quando ormai le condizioni del paziente saranno irreversibili. Secondo la procura, l’imputato avrebbe agito per negligenza e imperizia. Avrebbe omesso di valutare in maniera corretta, e di rivalutare nelle ore successive, il livello di urgenza del paziente. Etichettandolo come codice verde, il sanitario avrebbe impedito la visita tempestiva dell’uomo da parte del medico. Invece, sarebbe stato opportuno fare al paziente una angio Tac e trasferirlo d’urgenza in un centro dotato di un reparto di chirurgia vascolare. Sarebbe stata violata inoltre anche la prassi dei codici verdi, che vanno rivalutati dopo un’ora di attesa. L’anziano ne dovette attendere due, la prima volta, prima di essere nuovamente valutato. Agendo velocemente, con i dovuti accertamenti, forse l’uomo si sarebbe salvato.

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