L’ingresso dei locali presi in affitto dal centro culturale islamico Biladi: qui ieri sono entrati gli agenti della Municipale
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La scoperta nel quartiere San Donato

Moschea abusiva in via Aquila, scatta il blitz della polizia municipale

I locali, presi in affitto da un’associazione culturale islamica, sono stati sequestrati

Era una moschea abusiva quella scoperta dai vigili urbani nel cuore del quartiere San Donato a Torino? Questo saranno le indagini ad appurarlo. Resta il fatto che da ieri pomeriggio un ampio locale ubicato in via Aquila (angolo corso Umbria), è stato posto sotto sequestro preventivo dagli agenti della polizia municipale intervenuti per controllare lo stato dei lavori in un cortile al civico 34. Lì, dove un tempo c’era un grosso magazzino di materiali edili.

UN INSOLITO VIA VAI
I “caschi bianchi” pensavano che quelli in corso fossero interventi di ristrutturazione di alloggi non denunciati. A insospettirli l’insolito via vai di giovani. Gente che non abitava in via Aquila ma che pure vi si fermava tutto il giorno salvo poi andarsene, la sera. Ragazzi perlopiù di colore: entravano trasportando sacchi di cemento sulle spalle, ma anche stucchi e addirittura cancelli in ferro. Insomma: tutto l’occorrente per quello che sembrava essere un cantiere edile “abusivo”. Da qui la decisione di entrare per dare un’occhiata.

AL LAVORO IN UN VASTO LOCALE
Una volta varcato il cancello dello stabile, ecco la scoperta: gli operai in attività non stavano ristrutturando alcun appartamento, ma stavano lavorando all’interno di un ampio locale situato al pianterreno grande almeno 400 metri quadri, preso in affitto da un’associazione culturale islamica denominata Biladi (la mia terra) nata lo scorso mese di maggio. Ma per fare cosa? Per aprirvi una moschea, è stata la prima ipotesi.

LE PROTESTE DELL’ASSOCIAZIONE
Alla vista delle divise, quattro manovali si sono dati alla fuga lasciando un solo muratore sul posto. Subito dopo gli agenti – nel frattempo coadiuvati dagli uomini del Nucleo di polizia Amministrativa (fatti arrivare rapidamente in via Aquila) e, più tardi, anche dalla Digos e dai carabinieri a loro volta arrivati nel cortile del civico 34 per un ulteriore sopralluogo – sono stati raggiunti dai responsabili dell’associazione “Biladi” che hanno spiegato loro che quello era “un luogo di culto, un polo culturale. Un luogo di ritrovo”. E che pertanto non poteva essere sequestrato. Spiegazioni inutili.

SCATTA IL SEQUESTRO
Il sequestro, infatti, è scattato lo stesso. Preventivo, s’intende. In attesa, cioè, che siano presentati i necessari documenti per l’autorizzazione dei lavori che al momento ancora mancano. E che i responsabili dell’associazione spieghino agli investigatori in cosa stavano trasformando i locali dell’ex magazzino.

 

 

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