Detenuto in prigione (foto Depositphotos)
Cronaca
IL CASO

Morto suicida in cella alle Vallette: la procura di Torino apre un’inchiesta

Roberto Del Gaudio, 65 anni, si tolse la vita lo scorso 10 novembre: l’ex ferroviere era finito in carcere dopo l’omicidio della moglie, Brigida De Maio

La Procura di Torino ha deciso di indagare sul suicidio di Roberto Del Gaudio, il 65enne ex ferroviere, originario di Atripalda (nell’Avellinese), che lo scorso 18 agosto ammazzò la moglie, Brigida De Maio, 64 anni, infermiera alle Molinette, colpendola una trentina di volte al petto con una “sgorbia” per il legno, un particolare tipo di scalpello utilizzato per i lavori di falegnameria. Il terribile delitto fu consumato nell’abitazione dei due coniugi, in corso Orbassano, nel quartiere Santa Rita, a Torino.

LA TELECAMERA NON FUNZIONAVA
Del Gaudio, che soffriva di problemi psichici (e che per questo era in cura in un centro di salute mentale) si tolse la vita lo scorso 10 novembre impiccandosi in una cella della casa circondariale Lorusso e Cutugno alle Vallette, dove era stato rinchiuso subito dopo il delitto. Proprio a causa del suo stato psichico l’ex ferroviere era sorvegliato con una telecamera a circuito chiuso in funzione h24, ma che a quanto pare, proprio la sera in cui il 65enne decise di farla finita, non sarebbe stata in funzione.

IL FOLLE PIANO DEL 65ENNE
Ebbene, l’ex ferroviere, secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe impiegato ben 20 minuti prima di togliersi la vita: l’uomo scelse un pantalone del pigiama tra le poche cose a sua disposizione, per suicidarsi. Lo legò varie volte alle sbarre della finestra e solo quando si fu assicurato che l’indumento sarebbe stato in grado di reggere il suo peso, mise in azione il suo folle piano. In quei 20 minuti, tuttavia, nessuna guardia si affacciò alla porta della sua cella per controllare il detenuto.

LE ACCUSE DEI PM
Da qui, e solo dopo aver esaminato i filmati della telecamera, i magistrati – le indagini sono state avviate dai pubblici ministeri Francesco Pelosi e Giulia Marchetti – hanno deciso di avviare l’inchiesta per fare luce sull’accaduto. Ovviamente quelle “paventate” dai giudici sono ipotesi tutte ancora da confermare, che sembrano in qualche modo richiamare i poliziotti alle loro responsabilità. Sostanzialmente si tirano in ballo gli agenti che erano in servizio in quel momento, colpevoli, secondo l’accusa, di non aver sorvegliato a sufficienza il 65enne di Atripalda. Ma è bene sottolineare che solo qualora tali accuse dovessero rivelarsi fondate, i poliziotti coinvolti potrebbero essere accusati di omicidio colposo.

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