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Cronaca
Era nato a Casale Monferrato 84 anni fa

E’ morto lo scrittore e giornalista Giampaolo Pansa

Aveva raccontato la storia d’Italia anche “dalla parte dei vinti” attirandosi le ire di chi lo definiva revisionista

L’annuncio lo ha dato, tramite Twitter, il Corriere della Sera, il giornale per cui aveva a lungo lavorato e al quale era tornato a collaborare negli ultimi tempi. È morto oggi a Roma, all’età di 84 anni, lo scrittore e giornalista Giampaolo Pansa. Nativo di Casale Monferrato (Alessandria), dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato con 110/110 e lode in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Torino con una tesi intitolata “Guerra partigiana tra Genova e il Po” (relatore Guido Quazza). Il lavoro gli procurò il “premio Einaudi” (la tesi fu poi pubblicata da Laterza nel 1967). Durante gli anni universitari, Pansa fu anche allievo di Alessandro Galante Garrone, professore ordinario di Storia Moderna e Contemporanea, il quale lo indirizzò per primo verso gli studi storici sulla Seconda guerra mondiale e sulla Resistenza italiana. Dal matrimonio con Lidia, nel 1962 ha avuto un figlio, Alessandro, ex amministratore delegato di Finmeccanica, morto l’11 novembre 2017, all’età di 55 anni. Adele Grisendi, scrittrice, è stata sua compagna.

Aveva lavorato per tutti i maggiori giornali italiani, era stato vicedirettore di Repubblica e condirettore dell’Espresso, dove aveva inventato la rubrica “Bestiario” per raccontare la politica italiana e che aveva poi portato con sé a Libero e alla Verità, negli anni in cui lo accusavano di essere un revisionista, per aver contribuito a raccontare anche il “lato oscuro” degli anni della guerra partigiana con i suoi documentati libri di carattere storico.

Da inviato si ricorda il suo famoso incipit “Scrivo da un paese che non c’è più” sul Vajont, ma si ricordano anche le sue cronache sul terrorismo, sul processo alle Brigate rosse, le interviste ai grandi della politica, l’acume e la capacità di scrittura.

Oltre che giornalista era stato un grande romanziere, intrecciando spesso la propria biografia a quella dei personaggi, narrando anche qui della guerra, della Resistenza, della notte nera del terrorismo. Titoli come “Ma l’amore no”, “Siamo stati così felici”, “Ti condurrò fuori dalla notte”, poi quelli contestati come “Il sangue dei vinti”, “I gendarmi della memoria”, fino a “L’Italiaccia senza pace”, “Quel fascista di Pansa”, “Il dittatore” su Matteo Salvini.

 

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